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"Yoga Per Chi Viaggia" di Jennifer J. Hellinghaus, recensione

Yoga Per Chi Viaggia, di Jennifer J. Ellinghaus, Macro Edizioni

Non è necessariamente a casa che incontriamo la versione più autentica di noi stessi.
(De Botton)

Devo subito dire che in italiano non c’è niente di simile al delizioso librino (il diminutivo è d’obbligo, trattandosi di “viaggiare” e quando si viaggia occorrono bagagli leggeri) di Jennifer J. Hellinghaus, Yoga Per Chi Viaggia.

Devo aggiungere che, al tempo in cui mi sono occupata della valutazione del libro originale inglese mi ero fatta un po’ di scrupoli: ma no, bisogna applicare aparigraha (yama/niyama di Patanjali) e cioè la virtù di “accontentarsi di dove si è”, non andare a cercare altrove, non accumulare ecc. Ma mi sono immediatamente ricreduta leggendo il Capitolo 4, intitolato Yoga al di fuori del tappetino, in cui l’autrice tratta proprio alcuni yama e niyama, con sottocapitoli dal titolo chiaro: Meno può significare di più, oppure Apprezzare il momento presente. Quindi bene. Il mio parere su questo libro è totalmente favorevole.


Yoga per chi viaggiaYoga Per Chi Viaggia, di Jennifer J. Hellinghaus, Macro Edizioni

Yoga Per Chi Viaggia non è un semplice manuale per adattare la pratica dello yoga alle tue esigenze quando sei in viaggio, è anche molto di più: una guida, un compagno di avventura, il toccante resoconto di un viaggio spirituale. Contiene consigli e ottimi suggerimenti pratici per ottenere il massimo dallo yoga, ma anche una lettura ispirante per rendere il viaggio una occasione di crescita.
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Sequenze di yoga per situazioni particolari

L’autrice Jennifer J. Hellinghaus, insegnante di yoga e viaggiatrice, porge i suoi consigli in modo accattivante, ironico e anche prendendosi un po’ in giro (che non guasta mai). Come quando racconta le sue esperienze con lo yoga durante i suoi viaggi:

“Potrebbe capitarti di incontrare viaggiatori che trovano un po’ strano il fatto che tu pratichi yoga regolarmente. […] Alcune persone credono erroneamente che lo yoga sia una religione e altri pensano che sia una cosa riservata agli hippies o a gente che se ne sta dalla mattina alla sera a testa in giù. Il mio consiglio è quello di essere onesti riguardo alla propria pratica. Invece di svignarsela furtivamente per trovare un posto segreto, puoi dire tranquillamente che ti assenti per un po’ a fare yoga […] eviterai di avere l’impressione di nascondere qualcosa e quindi ti sentirai meno “colto in flagrante” se qualcuno ti vede, ma gli altri potrebbero farti domande che contribuirebbero a sfatare i miti che circondano gli allievi e gli insegnanti di yoga: “No, non voglio restare in una grotta a meditare per tutta la vita”. “Sì, bevo volentieri un bicchiere di vino, o anche due ogni tanto”. “No, non riesco a mettermi un piede dietro la testa… non ancora”. E così via. […] potrebbe essere un’occasione per dare qualche consiglio e dissipare alcuni equivoci. In fin dei conti un chiarimento non può che giovare a tutti.”
(p. 53)

La vostra vacanza comprende lunghi trekking? Niente paura. Troverete la Sequenza post-trekking, che riporterà i vostri poveri polpacci irrigiditi alla loro originaria elasticità, con semplici allungamenti e un rilassamento, dei muscoli posteriori delle cosce; infine la distensione di piedi e dita che insieme a un pediluvio rigenerante vi rimetterà in sesto per la tappa che vi aspetta il giorno dopo.

Avete invece scelto il mare e le immersioni? Una pratica di alcuni esercizi di pranayama per espandere il respiro farà per voi.

Vacanza in alta quota? C’è la sequenza apposita, in cui la parola d’ordine è “gentilezza” verso se stessi, tramite posizioni di flessione ed estensione, senza dimenticare l’inevitabile rilassamento.

C’è persino una sequenza di yoga che viene in aiuto se la sera prima hai fatto tardi alla festa di fine vacanza e magari hai bevuto un po’ di più: la sequenza non inizia con lo yoga però, ma con una nuotata (se si può), seguita subito dal rilassamento in shavasana; poi posizioni gentili di allungamento e torsioni – ma se soffri ancora dei sintomi della sbornia potrebbe capitarti di sentirti peggio; l’autrice consiglia perciò delicate rotazioni del capo, scioglimento della mascella e una meditazione così guidata:

“Ricorda che anche se bere troppo “non è yoga”, qualsiasi cosa che “sia troppo” non è yoga, e questo include anche il fatto di biasimarti. Se hai trattato il tuo corpo in un modo che non ti piace, prendine atto e formula un proposito o un’affermazione positiva […] come “mi prendo cura del mio corpo””, p. 164.

Secondo me – e anche secondo l’autrice – la sequenza di yoga più adatta al viaggio è Surya Namaskara (Saluto al Sole): è semplice (anche perché può essere eseguita parzialmente, lentamente, col respiro o senza), è molto conosciuta in tutte le sue varianti, è coreografica (all’alba sulla riva del mare, al tramonto nel prato dietro al rifugio in montagna), è completa nei movimenti che fa la schiena (se proprio vogliamo essere pignoli possiamo aggiungere una piccola torsione bilaterale). Ecco che cosa scrive l’autrice riguardo ai Saluti al Sole:

“Mi piacciono soprattutto quando viaggio, perché generalmente mi trovo in climi più caldi rispetto a casa e la sensazione che trasmettono è fantastica. […] Eseguiti con cautela servono da riscaldamento, non richiedono molto spazio o tempo da passare sul pavimento e, incorporando una torsione e un allungamento laterale mi permettono di muovere la colonna in tutte le direzioni. […]  un breve esercizio di respirazione e shavasana (posizione del cadavere) e so di aver completato una pratica discretamente bilanciata”, p. 103

Fare yoga in viaggioFoto divertenti

Tra gli scopi di questo libro c’è anche quello di convincerci che possiamo fare yoga ovunque e in qualsiasi occasione, pur di non interrompere la nostra pratica solo perché siamo in viaggio. La parte del libro che meglio di altre ci aiuta davvero a pensarla così è senz’altro il Diario fotografico. L’autrice ha fotografato alcuni dei posti in cui ha allestito la sua piccola sala yoga personale: guardatele e sorprendetevi, oltre a ragionare sul fatto che di sicuro anche voi potrete trovare, nel vostro prossimo viaggio, un posto come quelli (e fotografarlo magari, per creare un vostro album dal titolo I posti più strani in cui ho fatto yoga).

Quando qualcosa va storto

In viaggio, si sa, possono capitare anche cose negative, o faticose, o impreviste, che rischiano di rovinare la nostra vacanza. L’autrice ha viaggiato molto prima di decidersi a scrivere questo libro, che risulta così vissuto e vero, invece di sembrare solo un vademecum di consigli per il viaggio come tanti altri che si trovano nelle riviste, soprattutto nel periodo estivo. Ecco che ci regala una sua riflessione a proposito delle situazioni problematiche che potremmo incontrare viaggiando (e non solo, come leggerai):

“Se ti aspetti che il viaggio sia la soluzione a tutti i tuoi problemi, temo che ti attenda una brutta delusione (p. 82)

[…] A prescindere da quale sia la causa delle tue giornate no, usale come opportunità per ricordare che la soddisfazione non origina solo da sorgenti esterne. Le giornate no offrono un’opportunità per lavorare dentro di sé. […] Viaggiare è un buon periodo per riflettere piuttosto che per prendere decisioni, dà origine a sottili mutamenti che permettono di fare cambiamenti quando si torna a casa, nello stesso modo in cui i sottili mutamenti nella pratica yoga sul tappetino possono portare a cambiamenti profondi nella propria vita.” (p. 83)

Poi, naturalmente, trattandosi di un libro di yoga per chi viaggia, l’autrice si spende per offrirci modi di usare lo yoga per affrontare “quei” momenti. Nel sottocapitolo Usare lo yoga per cambiare il proprio umore troviamo consigli del tipo “Sali sul tappetino”, “Dialogo interiore positivo” o “Dedicare la pratica” o ancora “Se non sei felice, aspetta cinque minuti”.

Tutti questi consigli trovano poi la loro messa in pratica negli elenchi di sequenze “per situazioni particolari”: nel Capitolo 6 ci sono sequenze praticamente per tutto. Hai a disposizione uno spazio lungo e stretto, o largo e corto? C’è l’apposita sequenza. Viaggio stancante in autobus? C’è la sequenza. Hai viaggiato verso climi freddi (o caldi)? C’è la sequenza per affrontarli al meglio. C’è anche la Sequenza per quando ci si sente giù  – e vale anche se non sei in viaggio, ovviamente!).

“Così come perdere un treno o fermarsi nel bel mezzo di un monsone sono situazioni che possono essere interpretate come opportunità per fare una pausa, viaggiare in generale può essere un’ottima occasione per cambiare un’abitudine ed essere un po’ più flessibili nelle proprie routine quotidiane.” (p. 74)

Aiuti e suggerimenti per portare con sé lo yoga anche in viaggio

Nel capitolo L’indispensabile per lo yoga da portare in viaggio non troviamo – come forse ci aspetteremmo – attrezzatura per la pratica (quei consigli li abbiamo già incontrati all’inizio del libro), ma un riepilogo di yama/niyama, un piccolo elenco di mudra (facili da praticare anche durante il viaggio e non solo all’arrivo), brevi informazioni sui chakra e, soprattutto, citazioni ispiranti suddivise per argomenti: paura, cambiamento, accettazione, momenti difficili ecc. È un regalo davvero gradito. Come pure gradita è l’ultima parte del libro, con le posizioni e le tecniche incontrate lungo il testo, ma raggruppate in un’unica Virabhadrasana 2Appendice, con disegni, nomi sanscriti e nomi italiani, suggerimenti biblio-sitografici, informazioni sull’autrice. Le figure delle posizioni, disegnate con omini stilizzati, sono divertenti e chiare, sia quando sono indicate in sequenza, sia quando sono ripetute, più grandi, nell’elenco di tutte le posizioni.

Il formato scelto per il libro ci consente senz’altro di portarlo con noi nel nostro prossimo viaggio. Troviamogli un posticino, nella tasca davanti della valigia, occupa lo stesso spazio di un’agenda e in viaggio ci servirà sicuramente di più!

Vorrei concludere questa recensione con uno dei brani che mi è piaciuto di più e col quale non posso che essere totalmente d’accordo (e riguarda tutti noi, allievi, allieve e insegnanti di yoga):

“La gente mi dice spesso che non è brava nello yoga. Io rispondo sempre che non ha senso parlare dell’essere “bravi” con lo yoga, al che loro tendono a replicare: “Ma l’ho fatto per anni e sono ancora così poco flessibile”. Quando spiego che lo yoga non è fatto solo di posizioni fisiche e che si tratta di sviluppare tanto la forza quanto la flessibilità, mi guardano come se fossi matta. Proprio ultimamente, dopo una conversazione di questo tipo, un’amica ha ribattuto: “Ma allora qual è lo scopo?” Le ho risposto chiedendole perché pratica yoga e lei mi ha detto che è per il modo in cui la fa sentire: rilassata e concentrata. Le ho comunicato con grande piacere che è molto brava nello yoga.” (p. 55)


Yoga per chi viaggiaYoga Per Chi Viaggia, di Jennifer J. Hellinghaus, Macro Edizioni

“Quando la mia relazione finì dopo 12 anni, persi tutto a un tratto il mio partner, il mio migliore amico e il mio abituale compagno di viaggio. Misi in discussione ciò che volevo fare nella vita, dubitai delle cose che avevo sempre amato fare, mi sentivo abbandonata e spaventata. Ero letteralmente sopraffatta dalla paura, in particolare dalla paura di essere sola. Passato un po’ di tempo, fatte alcune riflessioni e creato un po’ di spazio, sapevo che avevo ancora voglia di seguire la mia più grande passione oltre allo yoga: viaggiare. Quando ho paura di qualcosa, in questo caso di essere sola, la mia testardaggine si fa strada e finisco per volere affrontare faccia a faccia ciò che mi spaventa. Se posso scegliere tra essere spaventata e non fare qualcosa oppure farlo, sento che devo farlo.”
(dall’Introduzione)


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