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In realtà sono due – due misteri – piccolo e grande psoas, che insieme costituiscono l’ileopsoas. Niente paura quindi: il mistero non riguarda il nome. Possiamo sentir parlare dello psoas, degli psoas, dell’ileopsoas ed è la stessa cosa: un grosso muscolo dell’anca tra i più profondi e forti.

Può fare un mucchio di cose: «bilanciare il core; stimolare organi e nervi; contrarsi, rilassarsi, stabilizzarsi, bloccarsi o deteriorarsi come qualsiasi altro muscolo; […] far sì che il movimento e i flussi energetici vengano trasmessi a tutto il resto del corpo», ci dice Jo Ann Staugaard-Jones, in Psoas. Il mio muscolo più importante.

Psoas, muscolo dello yoga?

       Lo psoas è l’unico muscolo che collega la metà superiore del corpo e quella inferiore. È un muscolo yogico allora! Come sappiamo infatti, yoga significa anche «unione», oltreché «integrazione».

Che gli antichi rishi avessero già scoperto e sentito – proprio perché il muscolo non si vede – lo psoas? E che ne avessero intuito l’importanza tanto da coinvolgerlo in moltissime delle posizioni che via via inventavano? Compresa savasana, la posizione usata per il rilassamento guidato profondo.

Psoas e distrubi emozionali

        Ricordo ancora quando, durante un rilassamento guidato, l’insegnante suggerì di rilassare la fronte e il punto tra le sopracciglia, aggiungendo che rilassando quel punto avremmo rilassato il fegato. Soffrite di depressione? Attacchi di panico? Incubi e disturbi del sonno? Dipendenze? Fobie? Sono tutti disturbi emozionali che vanno valutati per distinguere una disfunzione cerebrale da altre possibili cause, ma si tratta comunque di disagi che il corpo trattiene.

 Le connessioni dello psoas e il suo essere in profondità influiscono sia sul sistema nervoso centrale sia su quello periferico. Il muscolo psoas è quasi un organo percettivo, e può assorbire il ricordo di un trauma. Di conseguenza si irrigidirà, non sarà più tanto reattivo, sarà dolorante; il suo rilassamento, con un lavoro specifico, potrà aiutarci lungo la strada della guarigione. Scopriamo addirittura che, per via della particolarità molto singolare del muscolo, si potrebbe evitare un’operazione chirurgica per risolvere casi di compressione dei nervi (sindrome del tunnel carpale per esempio). D’altra parte il rilassamento è un’arte che va coltivata ogni giorno per tutta la vita.

Psoas e connessione spirituale

Forse perché è «nascosto» nel profondo del corpo, lo psoas risulta fondamentale anche in un lavoro di tipo energetico-spirituale. Nella stessa zona anatomica in cui si trova lo psoas si trovano infatti importanti centri energetici, i chakra, in particolare i tre «inferiori»; e mentre è facile pensare a un legame tra lo psoas e i primi due chakra (vista la loro ipotetica «posizione» o localizzazione), non altrettanto si può dire «facilmente» delle connessioni con il terzo chakra, il plesso solare… o sì?!?

 Se nelle scuole di formazione (per insegnanti di yoga) si studiasse l’anatomia (e alcune lo fanno – come quella del Kaivalyadhama che ho avuto la fortuna, l’onore e il privilegio di frequentare, 35 anni orsono), si saprebbe che proprio nel punto del terzo chakra il diaframma e lo psoas si uniscono.

Se avessimo studiato anche l’anatomia sottile (altrimenti possiamo rimediare almeno un po’ con l’ottimo libro di Cyndi Dale, La grande enciclopedia dell’anatomia energetica, Macro), sapremmo che il plesso solare (o terzo chakra) «[…] è connesso alla coscienza del sé nell’universo, all’autoconsapevolezza e all’amore per la propria persona» (p. 122); il plesso solare «è il punto in cui l’aspetto emozionale e quello mentale s’incontrano» (p. 122).

Psoas ovunque, psoas comunque…

       Questo trascurato muscolo svolge funzioni sia mobilizzatrici sia stabilizzatrici, e contribuisce a qualsiasi movimento principalmente delle gambe, ma anche ai gesti eseguiti principalmente dalle braccia, proprio perché – come è stato detto – unisce le parti inferiore e superiore del corpo umano.

 Unisce il corpo non solo in verticale, ma anche in orizzontale: la sua estremità prossimale è connessa con parti della colonna nella regione lombare. Dunque risulta coinvolto nella postura eretta, stabilizza il nostro «stare in piedi» in un certo modo e influenza moltissimo il posizionamento del bacino. Già, perché la zona lombare della colonna e il bacino sono interconnessi e, per funzionare bene entrambi devono essere in equilibrio tra loro. Lo psoas garantisce tale equilibrio che, come forse sappiamo, quando manca potrà causare tensione fino alla mandibola.

Psoas e yoga

Tra i metodi riequilibranti per lo psoas ci sono alcune posizioni dello yoga:

  • Posizione del cobra, bhujangasana: distesi proni, piedi e gambe uniti, fronte a terra, mani ai lati del torace, cominciare l’esecuzione strisciando il naso, la bocca, il mento sul tappetino, allungando il collo in alto e in avanti; sollevare un po’ anche il busto (ma l’ombelico resta a terra) tenendo le braccia vicine al torace. 2-3 respiri in posizione statica (che aumenteranno col tempo) e tornare ad appoggiare il mento, poi il naso, poi la fronte a terra; infine sciogliere la posizione, per poi ripeterla altre 2 volte.
  • Posizione del pesce, matsyasana: distesi supini, gambe e piedi uniti a martello, bloccare sotto i glutei le mani col palmo in basso; inarcare la schiena per poter ruotare il capo all’indietro, fino ad appoggiare l’apice della testa sul pavimento; allargare i gomiti; 4-7 respiri che potranno aumentare con la pratica. Per tornare far scivolare il mente in avanti e la testa sul pavimento, liberare le mani da sotto i glutei, riposo; il pesce è ritenuta una posizione capovolta, perciò non si ripete.
  • Posizione dell’arco, dhanurasana: distesi proni, mento a terra, gambe divaricate, piedi allungati sul loro dorso, piegare le ginocchia per riuscire ad afferrare i piedi o le caviglie con le mani; sollevare i piedi verso l’alto e all’indietro, cosa che provocherà l’inarcamento della schiena e il sollevamento del busto e del capo. Andando avanti nella pratica le gambe si uniranno, i piedi riusciranno a sollevarsi sempre più in alto, la schiena aumenterà l’inarcamento. Tenere la posizione per pochi respiri e ripetere per 3 volte.
  • Saluto al sole, Surya namaskara: del Saluto al sole esistono moltissime versione, immagini, spiegazioni. Gli abbiamo dedicato un articolo intero, scoprilo qui.
Scritto da
Inizia a praticare yoga nel 1979 a Milano, la sua città natale; nel 1985 si trasferisce a Torino per frequentare la scuola di formazione triennale per insegnanti dell’Istituto Kuvalayananda, dove studia con insegnanti italiani e indiani e si diploma nel 1987. Co-fondatrice dell'Isyco (Istituto per lo Studio dello Yoga e delle Culture Orientali) di Torino, Cinzia è formatrice di insegnanti di yoga, oltre a insegnare in corsi per principianti, esperti e per la terza età. Ha pubblicato libri di yoga e di stile di vita yogico, oltre a numerosi articoli.

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