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trovare e donare pace a Natale

Nella tradizione cristiana le quattro settimane che preparano al Natale sono note come Avvento: un termine che deriva dal verbo venire, anche se viene spesso interpretato come momento di attesa, destinato al raccoglimento e alla meditazione.

Nello yoga l’attesa è un tempo prezioso, da praticare insieme con la pazienza e la perseveranza. Ricordo che uno dei miei docenti alla scuola di formazione per diventare insegnante di yoga, Padre Anthony Elenjimittam, ripeteva “le 3 P” che secondo lui erano indispensabili nello yoga:

  • Pazienza,
  • Perseveranza,
  • Purezza di cuore.

Lui era indo-cristiano e per tutta la vita ha cercato di costruire ponti tra la spiritualità orientale e quella orientale.

Ci sono tante religioni quanti sono gli uomini.

Ma quando si discende alla radice delle religioni, ci si accorge che essa è una sola.

M. K. Gandhi

Attesa, spiritualità, condivisione

Nelle tradizioni legate a questo periodo dell’anno l’attesa è sottolineata a volte con piccoli gesti simbolici (anche donare un augurio è un piccolo gesto che può dotarsi di grande significato). Uno di questi, soprattutto nell’Europa settentrionale, è l’accensione di una candela ogni domenica per le quattro settimane di Avvento, inserite in una ghirlanda chiamata Corona dell’Avvento. Le quattro candele rappresentano la Speranza, la Pace, la Gioia e l’Amore: sono quattro virtù, quattro stati dell’animo, fondamentali per tutti, a prescindere dalla religione. Possiamo ben comprendere la loro centralità anche in relazione alla pratica e ai valori di uno stile di vita yogico, per riscoprire la dimensione spirituale e di condivisione che, durante le festività, si fa particolarmente forte e vibrante.

Un Natale di Pace

Mentre ci prepariamo al Natale e a iniziare il nuovo anno, impariamo a trovare la Pace in noi e a donarla al prossimo. E lo yoga, ancora una volta, può aiutarci a metterci in sintonia con il periodo.

Mi piace segnalarvi la Sequenza dei 12 gesti della pace, a pagina 296 de Il grande libro dello yoga, della maestra Gabriella Cella, che ringraziamo per le molte ideazioni di nuovi asana. Tratto dalle posizioni di questa questa sequenza, vorrei parlarvi del “gesto del coraggio”, Abhaya Mudra.


grandelibroyogaIl Grande Libro dello Yoga, di Gabriella Cella Al-Chamali

L’equilibrio di corpo e mente attraverso gli insegnamenti dello Yoga Ratna: la più importante maestra di Yoga Ratna d’Italia ci regala un grande libro per neofiti e appassionati.

Una guida completa, fondamentale, innovativa: le Asana più importanti, la respirazione, le sequenze, i Chakra, i programmi giornalieri per curarsi con lo yoga e l’alimentazione corretta per vivere sani e in forma.


 

Come può aiutarci il coraggio a trovare e donare la Pace? Abbiamo sempre bisogno del coraggio, per allontanare la paura, inclusa quella di aprirci agli altri, di ascoltare nel profondo noi stessi e di ascoltare veramente il nostro prossimo. E naturalmente, il coraggio ci serve anche per affrontare le prove che ci aspettano nel nuovo anno che sta per iniziare.

Abhaya Mudra, il gesto che allontana la pauraAbhaya Mudra

(Bhaya, paura; A, privativo; Mudra, gesto, simbolo: gesto che allontana la paura)

  • Seduti a gambe incrociate, la mano sinistra in grembo, col palmo rivolto in alto;
  • la mano destra appoggia il palmo sul ginocchio destro e poi, come se il gomito poggiasse su un immaginario ripiano,
  • ruotiamo l’avambraccio sul gomito, sollevandolo lentamente, fino a portare la mano all’altezza della spalle, un po’ davanti alla spalla, come per fermare qualcosa.
  • La mano è tesa ma non rigida, le dita sono unite.
  • Ci concentriamo sul centro del palmo della mano respirando, pensando ad occhi chiusi qualcosa come: “Ferma là, paura, non passerai e non mi toccherai”.
  • Si può stare nella posizione-simbolo quanto serve, finché sentiamo che la paura si è dissipata.

 

Infine vorremmo regalarvi una serie di saggi consigli per creare un clima la pace con le persone che incontriamo, per coltivare amicizie a lungo e felicemente, per sviluppare e approfondire comprensione e amore.

Un “Trattato di Pace” per comunicare meglio

Questo Trattato di pace è nato durante un ritiro con Thich Nhat Hahn, monaco buddista, poeta e attivista per la Pace. È uno strumento prezioso per comprendere come utilizzare la comunicazione nonviolenta in famiglia, nella coppia, a scuola, al lavoro, nei gruppi e nella comunità.

È un elenco di consigli sul comportamento, le azioni e i pensieri da tenere quando qualcuno ci fa arrabbiare, oppure quando facciamo arrabbiare qualcuno.

Puoi stamparlo e, perché no, usarlo come un augurio e un proposito da scambiare con gli amici più cari e con la tua famiglia durante queste festività, per prepararsi a costruire insieme un Natale e un Nuovo Anno di Pace.

Ecco un’anteprima del Trattato: scarica il PDF gratuito per stamparlo e condividerlo.

downloadtrattato


Quando sono arrabbiata/o mi impegno a:

  1. Astenermi dal dire o fare qualsiasi cosa che possa causare ulteriore danno o incrementare l’ira.
  2. Non reprimere la mia rabbia.
  3. Praticare la respirazione consapevole e prendere rifugio nella mia isola interiore.
  4. Comunicare a chi mi ha fatto arrabbiare, con calma e entro le 24 ore, verbalmente o per iscritto che sono irata/o e che sto soffrendo.
  5. Chiedere un appuntamento nei giorni successivi per discutere la questione più approfonditamente.
  6. Non dire: “Io non sono arrabbiata/o. Va tutto bene. Non sto soffrendo. Non c’è alcun motivo per essere arrabbiata/o o alcun motivo capace di farmi arrabbiare”.
  7. Praticare la respirazione consapevole e guardare in profondità nella mia vita quotidiana, mentre sono seduta/o, sdraiata/o, o in piedi, o mentre cammino o guido, in modo da vedere: a) in che modo a volte sono stata/o maldestra/o; b) come ho ferito l’altra persona a causa del mio temperamento; c) come il seme della rabbia, che è presente in me, sia la causa primaria della mia ira; d) come la sofferenza dell’altra persona, che innaffia il seme della mia rabbia, sia la causa secondaria; e) come l’altra persona stia solamente cercando sollievo alla propria sofferenza; f) che sino a quando l’altra persona soffre, io non potrò essere davvero felice;
  8. Scusarmi immediatamente, senza attendere l’appuntamento, nel momento in cui mi rendo conto della mia mancanza di tatto e di consapevolezza;
  9. Posticipare l’appuntamento, nel caso non mi senta sufficientemente calma/o per incontrare l’altra persona.

Quando ho fatto arrabbiare l’altra persona mi impegno a:

  1. rispettare i suoi sentimenti, non ridicolizzarla e lasciarle sufficiente tempo per calmarsi;
  2. non insistere per una discussione immediata;
  3. accettare la sua richiesta di incontro, verbale o per iscritto, e assicurare la mia presenza;
  4. scusarmi immediatamente, se possibile, senza attendere l’appuntamento stabilito;
  5. praticare la respirazione consapevole e prendere rifugio nella mia isola interiore, per vedere come: a) i semi della scortesia e della rabbia siano presenti dentro di me e vedere come il mio temperamento produca infelicità nell’altra persona; b) io abbia erroneamente pensato che facendo soffrire l’altra persone avrei soffiato la mia sofferenza; c) facendo soffrire l’altra persona io faccia soffrire me stessa/o;
  6. scusarmi nel momento in cui riscontro la mia mancanza di tatto e consapevolezza, evitando di giustificarmi e senza attendere l’appuntamento stabilito.

artedicomunicareokL’Arte di Comunicare, di Thich Nhat Hanh

Nonostante tutte le nostre migliori intenzioni, la comunicazione è ancora una sfida per molti di noi.

Qual è il modo migliore per dire quello che pensiamo affinché il nostro interlocutore ci comprenda davvero? Come possiamo imparare ad ascoltare con compassione e comprensione? Le persone comunicano in modo diverso. Come possiamo trarre giovamento dalle nostre reciproche differenze per rafforzare le nostre relazioni?

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