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Thich Nhat Hanh, L’arte di comunicare, Gruppo Macro

Trattato di pace ritrovato

                La prima segnalazione che scelgo di fare a proposito del libro presentato questa settimana è proprio che contiene il Trattato di pace. Evviva!

Molti anni fa l’avevo già incontrato e da allora lo uso e lo diffondo ogni volta e in ogni occasione che mi pare opportuna. È troppo lungo per riportarlo tutto, ma vi invito caldamente a fotocopiarlo da p. 141 e appenderlo al frigorifero con una calamita!

Ma cos’è – dite voi –? È uno strumento per comunicare meglio. È una delle Pratiche per la comunicazione compassionevole, un capitolo del libro dove se ne trovano anche altre:

  • Ascoltare il proprio bambino interiore;
  • Il dolce in frigorifero;
  • Ricominciare da capo.

Il Trattato è da firmare, datare, assumere come impegno per «fare pace» con chi abbiamo litigato. Vale all’interno di famiglie, gruppi, luoghi di lavoro, coppie, e vale soprattutto per noi adulti. I bambini di solito sono meno complicati: si avvicinano e si domandano «Facciamo pace?» o «Mi fai ancora amico?», a volte suggellando il patto con un gesto o una filastrocca in rima, come un mantra.

La potenza dei mantra

Nelle tradizioni orientali cui appartiene Thich Nhat Hahn il mantra è una pratica fondamentale, e anche nel suo libro c’è un intero capitolo dedicato a questo strumento. Si intitola I sei mantra della parola amorevole, e contiene – ben spiegate – le frasi che «incarnano la parola amorevole e comunicano agli altri che li vediamo, li comprendiamo e teniamo a loro» (p. 68).

Comunicazione e social media

Giacché il libro tratta della comunicazione, non poteva mancare un accenno ai nuovi media (o mezzi di comunicazione, come sarebbe meglio scrivere e dire). Inutile dire il piacere di scoprire che Thich Nhat Hanh non ha cellulare, né smartphone (come, indegnamente, anch’io) e che – da esperto di comunicazione – dichiara cose come: «Pensiamo di poterci collegare con gli altri grazie a tutti i nostri dispositivi, ma si tratta di un’illusione. […] Nella vita di ogni giorno siamo sconnessi da noi stessi. Camminiamo ma non sappiamo di farlo. Siamo vivi, ma non sappiamo di esserlo. Ci perdiamo dalla mattina alla sera. […] Molti di noi hanno un telefono cellulare: vogliamo essere in contatto con gli altri. Tuttavia sarebbe meglio non riporre troppa fiducia nei nostri cellulari. […] È molto più importante avere con sé la propria consapevolezza che non portare con sé il proprio cellulare. Quando prendi con te il telefono cellulare pensi di essere al sicuro, ma la verità è che la consapevolezza farà molto di più del cellulare per proteggerti, per aiutarti a soffrire meno e per migliorare la tua comunicazione», pp. 14, 15, 21.

Che cosa ne pensate?

Maestro della comunicazione?

Sapete no, che i seguaci di Thich Nhat Hahn lo chiamano affettuosamente Thay ma lo riconoscono come Maestro?

Se anche noi riteniamo che – con questo libro – possa insegnarci qualcosa su come comunicare meglio dovremmo ascoltare le sue parole, applicare le sue proposte, e – oltre che nel capitolo sulle Pratiche (per me la parte più bella del libro) – le proposte sono ovunque, disseminate qua e là tra le pagine; ed è il bello di questa specie di manuale nell’accezione migliore del termine: in effetti può stare in una mano (e nell’altra può stare il «gemello» anche graficamente simile nella bellezza: Paura, di cui ho già parlato qui e in video

Sì, le copertine sono proprio belle (e anche il formato. Bravo al grafico!) e sono richiamate da queste parole di p. 114: «Le parole possono percorrere migliaia e migliaia di chilometri. Possano le mie parole creare comprensione reciproca e amore. Possano essere belle come pietre preziose, delicate come fiori». Forse il grafico ha recitato questi versi, come Thay consiglia di fare prima di scrivere un’e-mail o di telefonare a qualcuno?

Cinzia


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Scritto da
Inizia a praticare yoga nel 1979 a Milano, la sua città natale; nel 1985 si trasferisce a Torino per frequentare la scuola di formazione triennale per insegnanti dell’Istituto Kuvalayananda, dove studia con insegnanti italiani e indiani e si diploma nel 1987. Co-fondatrice dell'Isyco (Istituto per lo Studio dello Yoga e delle Culture Orientali) di Torino, Cinzia è formatrice di insegnanti di yoga, oltre a insegnare in corsi per principianti, esperti e per la terza età. Ha pubblicato libri di yoga e di stile di vita yogico, oltre a numerosi articoli.
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