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Carolina Traverso, psicologa e psicoterapeuta, si è formata all’insegnamento della mindfulness con il suo fondatore Jon Kabat-Zinn, presso il Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School. Insegna da diversi anni, tiene corsi per aziende e privati ed è una bravissima divulgatrice, autrice del libro Mente calma, cuore aperto (Sperling & Kupfer). Il suo sito è www.semplicementemindfulness.com.

A Vivi Yoga, Carolina terrà un workshop dal titolo “Riprendere i sensi”, in cui meditare e scoprire insieme come portare la mindfulness nella vita quotidiana.

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Intervista a Carolina Traverso

La prima parte di questa intervista è stata pubblicata sulle pagine della rivista Vivi Consapevole: la potete leggere anche online, a questo indirizzo.

1. Hai scritto sia per testate di settore come Yoga Journal, che per pubblicazioni di interesse più generalista: che tipo di feedback ricevi dal grande pubblico, che probabilmente non ha ancora avuto modo di conoscere e praticare la meditazione? Quale interesse stimola in loro leggere di mindfulness?

Quando ho incontrato la mindfulness, sono rimasta così colpita da volerne parlare sin da subito con altre persone. Ho pensato: “C’è qualcosa di così potente e benefico qui, che non posso tenermelo tutto per me!”.
Riflettere su come adattare il discorso sulla mindfulness nei diversi contesti è contemporaneamente una sfida e un’opportunità. A volte, senza volerlo, si può essere un po’ respingenti, per esempio quando ci mettiamo su un piedistallo in cui pensiamo che chi pratica sia, in fondo, migliore di chi non pratica. Ovviamente questo è solo il mio punto di vista, ma quando scrivo, così come quando incontro le persone in Semplicemente Spazio1, in libreria o nella sala conferenze di un’azienda, mi chiedo sempre: “Che cosa posso condividere che sia rilevante per la vita di queste persone, e come posso farlo?”. Non parto con l’idea che debbano capirmi, ma penso piuttosto che sia io a dover fare uno sforzo per entrare nel loro mondo. Per questo, provo a parlare non solo come insegnante, ma come essere umano, invitando chi è con me a osservare se, e come, il discorso che sto facendo risuona nella propria esperienza personale. A volte racconto di situazioni in cui mi sono sentita vulnerabile, e di come attraverso la pratica siano state anche occasioni per imparare e crescere. E’ un modo per dire che tutti abbiamo dei momenti difficili, tutti vorremmo essere felici, a tutti noi capita di dire o fare stupidaggini, di sentirci persi, e di non sapere da che parte girarci.
Che preciso effetto abbia tutto questo su un pubblico più generale sinceramente non saprei dirlo. Certamente alcuni, che vengono a trovarmi quando insegno o alle presentazioni di Mente Calma Cuore Aperto2, oppure mi scrivono per sapere come trovare un insegnante di mindfulness nella loro città, sembrano molto colpiti dalla possibilità di vivere con più agio, libertà e gioia. Sapere che in qualche modo ho contribuito a questo mi fa sempre sentire onorata e felice.

1 Lo studio di mindfulness e psicoterapia che ho fondato a Milano
2 Uscito a maggio 2016, già in ristampa a dicembre 2016

2. Cosa significa meditare? Nel tuo libro scrivi che “meditare significa avere il coraggio di rilassarci con quello che c’è” – perché il coraggio?

Le prime volte in cui mi sedevo a meditare, avevo la tachicardia. Mi sentivo, letteralmente, come se stessi per fare un salto nel vuoto. La meditazione è un po’ così: quando ci sediamo per stare con noi stessi, esattamente come nella vita, non sappiamo a cosa andremo incontro o quali sono le emozioni che verranno a farci visita. Può essere destabilizzante.
Il punto è che troppo spesso crediamo che le cose vadano controllate, e ci illudiamo che questo possa davvero accadere. Ma non possiamo stabilire che pensieri avere, quali emozioni provare, imporre agli altri di essere come noi li vogliamo o evitare completamente la presenza del dolore nelle nostre esistenze. Possiamo però, e questa è una splendida notizia, scegliere in ogni momento che tipo di relazione avere con ciò che accade dentro e fuori di noi. Anche se può sembrarci incredibile, non siamo obbligati a farci portare via da quei pensieri che ci raccontano che non possiamo darci pace se le cose non sono così come le vorremmo, e che ci portano a elencare tutte azioni che dovremmo intraprendere per liberarci della tensione che sentiamo. Possiamo scegliere di essere rivoluzionari. Possiamo fermarci, e stare con l’energia della nostra reazione, senza fuggire, respingerla o alimentarla. Ma siccome lasciare andare le certezze, anche quelle che ci stritolano, può farci sentire come se stessimo camminando sull’orlo di un precipizio, per meditare ci vuole coraggio. La mindfulness offre gli strumenti per rilassarci con questa possibilità che comprensibilmente fa paura, ma che è anche profondamente trasformativa.


3. Nello yoga come nella meditazione, la pratica individuale e regolare ha un’importanza fondamentale per raggiungere un risultato, per rompere gli schemi mentali negativi e per radicare una nuova abitudine. Quali suggerimenti daresti per superare le difficoltà di mantenere una routine di pratica formale?

Di non accanirsi sul risultato, ricordandoci che siamo stupendamente umani. Se saltiamo la pratica formale per un giorno o anche per un periodo più lungo, questo non significa che non possiamo ricominciare o che siamo delle brutte persone.
A volte, poi, succede che ci allontaniamo dalla pratica formale perché ce ne facciamo un’idea sbagliata: ci aspettiamo che lo stato meditativo sia qualcosa da catturare e tenere stretto per sempre, ci innervosiamo quando scopriamo che non è così, e finiamo con il coltivare, al posto della pace, il risentimento. Se pensiamo di dovere soggiogare la mente, anziché fare amicizia con i suoi processi, è facile che la pratica formale diventi un’esperienza dolorosa, una sorta di dovere nei confronti del quale ci sentiamo un po’ inadeguati o francamente falliti. Per coltivare un atteggiamento più rilassato e gioioso durante la pratica formale, può essere utile notare i momenti in cui siamo presenti, toccandoli come fossero una bolla e lasciando che si dissolvano senza la pretesa di stringerli. La vita può scorrere più fresca e spontanea, e noi con lei, se ci sintonizziamo semplicemente con il suo fluire.


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4. Quanto è importante stabilire un’intenzione nella pratica della mindfulness?

E’ fondamentale. Una pratica senza intenzione è come una barca senza timone: non può andare da nessuna parte. Coltivare un’intenzione ci permette di lasciare andare l’idea che, per sentirci esseri umani completi, ci tocca per forza raggiungere un obiettivo. Consiglierei a chiunque si avvicini alla pratica per la prima volta, ma anche a chi pratica da anni, di fermarsi ogni tanto e chiedersi: Perché pratico? Le risposte che emergono possono essere chiare, nebulose, note, sorprendenti, tante, poche o nessuna, ma porci questa domanda è sempre interessante. E’ un modo per riconnetterci con i nostri valori e le nostre motivazioni più profonde, che ci sostengono anche quando i risultati sono diversi da quelli che ci aspettavamo.


5. Cosa significa “meditare con il nostro lato oscuro”?

Questo del “lato oscuro” è un tema che mi sta molto a cuore. Nella mia esperienza, è difficile essere persone capaci di fare scelte positive per noi stesse e per gli altri se pensiamo che la pratica debba trasformarci a tutti i costi in creature angeliche. Etichettarci come brutte persone ogni volta che ci accorgiamo di avere un pensiero cattivo, un moto d’invidia, una zona d’ombra, uno screzio di malinconia, è un po’ come negarci la possibilità stessa di essere umani.
Meditare con il nostro lato oscuro significa riconoscere che ognuno di noi porta con sé la possibilità di generare meraviglie, ma anche un inevitabile carico di paure, ombre e contraddizioni con cui dobbiamo fare i conti. Non è una sorta di autoindulgenza in cui ci condoniamo per qualsiasi emozione o pensiero tossico che possiamo avere, ma è un invito ad accogliere questo stato di cose senza aggredirci e scegliendo, piuttosto, di prendercene cura. La pratica aiuta moltissimo a fare questo perché ci permette, nel tempo, di lasciare andare non solo ciò che non serve, ma anche ciò che è dannoso. Per intenderci, se abbiamo la tendenza a coltivare il rancore, meditare con il lato oscuro non significa reprimere la rabbia, ma stare con la nostra reazione interna senza farci sedurre dai pensieri che la alimentano. Vuol dire, anche, renderci disponibili a vederne chiaramente le conseguenze in termini di aumento esponenziale della sofferenza per noi e per gli altri. E’ un approccio che vale per qualsiasi emozione difficile, dove spesso crediamo che la soluzione sia fare qualcosa per liberarcene, mentre qui l’invito è di stare un po’ fermi aspettando, come si dice nello zen, che il fango si depositi prima di fare il prossimo passo.


6. Il programma MBSR3 per ridurre lo stress con la Mindfulness, prevede anche la pratica di un “Mindful Hatha Yoga”. Quali sono le caratteristiche peculiari di questa pratica?

Come dice Jon Kabat-Zinn, nel programma MBSR l’hatha yoga e la meditazione sono porte diverse e complementari, che si aprono sulla stessa stanza: la possibilità di vivere saggiamente. Chi medita può trarre beneficio dallo yoga, che a volte viene snobbato come troppo “fisico”, e chi pratica yoga può imparare molto dalla meditazione.
Il Mindful Hatha Yoga è un invito a sintonizzarci con le sensazioni del respiro e del corpo, ma anche con pensieri ed emozioni, praticando la gentilezza nei confronti di noi stessi. Si tratta di portare un’attenzione curiosa e benevola verso tutto ciò che accade sul tappetino, lasciando andare le preoccupazioni sulla performance e ricordandoci che non dobbiamo arrivare da nessuna parte, se non nel presente. L’idea è di accogliere tutti gli aspetti dell’esperienza, quelli che ci piacciono moltissimo, quelli che non amiamo per niente e quelli che ci sono indifferenti, divenendo curiosi dell’esperienza in sé. Non è migliore di altri stili di yoga, è semplicemente un’altra opportunità per vivere meglio. La felicità non dipende dal sapere, o dal non sapere, fare quella determinata posizione, ma dall’atteggiamento di apertura e di curiosità che può venire solo dall’accettazione di un momento.

3 acronimo di Mindulness Based Stress Reduction, ad oggi il programma di mindfulness con la maggiore validazione scientifica al mondo

 

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