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Il turbante nello yoga

Vi sarà capitato di vedere insegnanti di yoga vestiti di bianco con il turbante. Forse avrete pensato che appartenessero a una setta, o che avessero voglia di farsi notare. In realtà non è né una moda né il segnale che quella persona appartiene ad una religione particolare (anche se potrebbe esserlo), semplicemente nella nostra tradizione yogica viene caldamente raccomandato di avere la testa coperta quando si insegna.
L’uso di indossare il turbante arriva sicuramente dal fatto che Yogi Bhajan era sikh e nella sua tradizione spirituale, come in altre, il turbante è un elemento di devozione importante. Ma la ragione dell’uso del turbante nello yoga è l’effetto che si ottiene usandolo: fondamentalmente il turbante assiste una persona a esprimere, integrare e mantenere la sua coscienza più elevata durante l’insegnamento e anche in generale per tutto il giorno.

Come funziona il turbante?

I capelli

Secondo lo yoga sulla parte superiore della testa abbiamo un chakra, il settimo, che viene chiamato il Decimo Cancello o il chakra della corona. Questa zona energetica è molto importante e delicata; migliaia di anni fa gli yogi e i ricercatori spirituali hanno scoperto che i capelli sulla sommità della testa non sono lì per caso, ma hanno varie funzioni: quella di proteggere questo chakra dal sole e dalle intemperie, che sono come antenne in quanto captano i raggi solari e ne canalizzano l’energia e la forza vitale nel corpo e nel cervello, che inoltre contribuiscono alla risalita della kundalini, e che sono la forma più pura di proteina che abbiamo nel corpo.
Molti sono gli yogi che non tagliano i capelli, perché solo se li abbiamo lunghi possiamo annodarli in un nodo che come andremo a vedere è una tecnica preziosissima per tutto il nostro sistema energetico/fisico.

Il Nodo Rishi

Il Decimo Cancello è una zona solare che negli uomini è sulla sommità del capo nella parte anteriore (fontanella anteriore); le donne invece ne hanno due: la prima è al centro del chakra della corona, l’altra è sulla sommità della testa verso la parte posteriore (fontanella posteriore). Gli yogi, e non solo loro, hanno scoperto che se gli uomini e le donne avvolgono o annodano i capelli sui rispettivi centri solari, l’energia solare viene fortemente concentrata e si mantiene una vibrazione spirituale per tutto il giorno.
Questo nodo di capelli (noto come joora) è tradizionalmente chiamato il nodo “rishi. Nei tempi antichi, un rishi era una persona che aveva la capacità di controllare il flusso di energia e di prana nel corpo e un “Maharishi” era qualcuno che poteva regolare il flusso di energia nel corpo, meditativamente e a comando.
Il nodo rishi assiste nella canalizzazione dell’energia in meditazione. Se ci si taglia i capelli, non ci può essere un nodo rishi.

Il turbante

Il passo successivo, dopo aver annodato i capelli in un nodo rishi, è quello di coprirlo con strisce di tessuto che formano un turbante. Quando si legano i capelli e si avvolge il turbante intorno ad essi, oltre a beneficiare dell’assorbimento dell’energia solare, della risalita della kundalini, eccetera, tutte le parti del cranio sono tirate e sostenute. La pressione che si viene a creare con i metri di tessuto avvolto attorno alla testa, mantiene a posto le 26 ossa del cranio, che sono interconnesse con il sistema neurologico e il campo elettromagnetico, stabilizza la materia cerebrale e allinea e attiva i punti di pressione sulla fronte, che tengono una persona calma e rilassata. Il turbante copre le tempie, e si dice che serva a proteggere una persona dalla negatività mentale o psichica di altre persone. La pressione del turbante cambia anche il flusso di sangue al cervello. Si percepisce la chiarezza e la prontezza per affrontare la giornata e per ciò che può venire a te dallo Sconosciuto. Inoltre tenendo i capelli coperti se ne conserva intatto l’olio naturale, che è essenziale al metabolismo della vitamina D effettuato dai capelli.

Quindi dandoci il nodo rishi e il turbante, i Maestri Sikh hanno condiviso una tecnologia molto antica, attraverso cui una persona comune può sviluppare la capacità di un rishi, una possibilità aperta a tutti.

Di cosa è fatto un turbante?

Il tessuto che si dovrebbe usare è il cotone al 100%, in quanto permette ai raggi solari di filtrare attraverso la stoffa e di raggiungere la testa: un fattore molto importante in quanto i capelli sono determinanti per la formazione della vitamina D, essenziale per avere nervi, ossa e denti forti. Anche la seta o la lana può andare bene. La sua lunghezza può variare, non esiste una regola specifica – io, per esempio, comincio a sentire dei benefici a partire dai 3 metri.

Il colore di base che gli insegnanti di Kundalini Yoga devono usare è il bianco, ma il turbante può essere anche in tanti altri colori.
Ecco qualche esempio preso dalla visione tradizionale sikh dei colori:

  • Il bianco è il colore della religione simboleggia una persona donatrice, che aiuta gli altri, pacifica e armoniosa; le persone anziane di solito portano il turbante bianco, ciò significa che hanno vissuto la loro vita con onore, e non “hanno macchie di peccati sul loro turbante.
  • Nei matrimoni sikh spesso lo sposo porta il turbante di colore rosso, e la sposa il vestito rosso, perché questo colore simboleggia l’amore.
  • Il blu è il colore dell’entusiasmo. Quando in una persona credente nasce questo sentimento, questo è attratto dal blu.
  • Il nero viene usato per protestare. La persona che vuole combattere contro i suoi vizi, è attratta dal colore nero. Per manifestare qualsiasi tipo di protesta contro ingiustizie le persone portano il turbante nero.
  • Il colore arancione-giallo è legato alla morte; i Sikh portano il turbante giallo quando vengono arrestati in difesa della religione, o torturati fisicamente sempre in difesa di essa, per dimostrare che non hanno paura della morte. I Sikh pensano: “Prima si accetta la morte, poi si comincia a vivere”: nel cuore di un uomo non deve esserci paura di questo evento naturale.

Simbolo di impegno spirituale

Utilizzare un turbante può essere, oltre che un sofisticato mezzo di tecnologia yoga, un simbolo di impegno di servizio verso la propria anima. Indossarlo è un po’ come inchinarsi all’energia universale che anima ogni cosa nell’universo.
Si tratta di una pratica spirituale in cui noi prendiamo la più alta parte e più visibile di noi stessi e mostriamo che essa appartiene al Creatore. Indossare il turbante è un po’ come incoronare noi stessi come rappresentanti della Coscienza Universale. Per uomini e donne, questa identità proiettiva trasmette regalità, la grazia e l’unicità. Si tratta di un segnale per gli altri che viviamo nell’ immagine dell’Infinito e siamo dedicati a servire tutti. Il turbante rappresenta l’impegno completo.

Una potente tecnologia al tuo servizio

Per indossare un turbante e gioire dei suoi benefici effetti non bisogna diventare sikh, così come per insegnare, usarlo o non usarlo è solo una tua scelta.
Mi è capitato di averne consigliato l’uso a persone che hanno a che fare spesso con persone malate o stressate: terapeuti, massaggiatori, insegnanti di altre discipline, ma anche a chi ha necessità di focalizzarsi e mantenere un’attenzione acuta e totale. Quello che dico sempre è “ provalo e ascolta cosa accade: potresti sorprenderti e forse non potrai più farne a meno”.

La mia esperienza

Quando ho incontrato il Kundalini Yoga, non mi sono fermata di fronte al fatto che Shiv Charan Singh, il Maestro che avevo deciso di seguire, indossasse un turbante: ero troppo presa dalle sue parole e da come il suo insegnamento, la pratica dello yoga, agiva sul mio corpo, sulle mie emozioni e la mia mente.
Ho iniziato ad avere familiarità con il turbante durante il corso di formazione insegnanti che avevo deciso di seguire.
Quando è arrivato il momento di condurre la mia prima lezione e di indossarne uno, mi sono detta: “e ora cosa faccio? Dove lo trovo un turbante? – e soprattutto: “ me lo metto, non me lo metto? Perché me lo devo mettere?”.

Con grande fiducia verso gli insegnamenti ho superato velocemente le richieste di comprensione della mente, di avere una motivazione logica. Accettato il fatto che ne volevo uno, sono partita in spedizione in un negozio di tessuti ed ho acquistato un tessuto bianco di cotone elasticizzato, che è diventato poi il mio primo rudimentale turbante.
Da allora sono passati diversi anni e molte ore di insegnamento e non ho mai rinunciato a indossare un turbante quando insegno e spesso lo porto anche durante il giorno. Perché? Nel mio caso la risposta arriva da come mi sento con la testa avvolta in questi metri di cotone: mi sento più centrata, più presente e sicura, aumenta il mio senso di equilibrio e di tranquillità. Inoltre in inverno avverto una benefica protezione dal freddo, al punto che tutto il corpo rimane più caldo.

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