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Recensioni di "Il Monaco Urbano"

Il monaco urbano, di Pedram Shojai, Macro Edizioni

“Limitarsi a sopravvivere non basta. Vogliamo prosperare. Il Monaco Urbano costruisce su fondamenta solide e continua la sua ascesa nella consapevolezza cosciente. Impariamo a uscire dalla risposta “lotta o fuggi” e a salire nell’attico del grattacielo simboleggiato dal corpo umano. Cosa significa questo? Lavorate allo sviluppo della corteccia prefrontale. Aprite il vostro terzo occhio” (da Il Monaco Urbano, p. 25)

Il Monaco Urbano è un librone, eh! 360 pagine! Mai troppe per un libro che è al tempo stesso un libro di medicina, economia, politica, psicologia, alimentazione… tutto connesso all’interno delle nostre esistenze e che quindi non può essere trattato separatamente, ma tutto condito con la consapevolezza.

Proprio la consapevolezza ci fa vedere i blocchi, qui e là, che risucchiano la nostra forza vitale e non permettono all’energia di fluire liberamente. E poi ci sono i “rimedi” per ridurre e/o eliminare quei blocchi.

L’immancabile matita

Spesso ci servirà, durante la lettura, per sottolineare, come indica l’autore stesso nelle prime pagine: “[—] fate le vostre sottolineature. Annotate i vostri commenti a margine e permettete a questo testo di aiutarvi a riflettere sui frangenti della vita in cui la vostra energia è bloccata. […] Sono entusiasta che voi siate qui”, p. 14.

Non sembri esagerata la frase finale. È davvero un entusiasta, lo si vede dalla foto nel risguardo di copertina: bel viso, sorriso perfetto, attaccatura dei capelli “disegnata” come le sopracciglia, rassicurante camice bianco. Nel web si trovano anche alcuni video in cui scoprire che l’autore Pedram Shojai è pure simpatico, nonostante la formazione e i titoli: biologo, maestro di qigong, Oriental Medical Doctor, master in Medicina orientale (così ha affiancato lo studio delle discipline orientali alla sua formazione occidentale), videomaker (Vitality e Origins sono i suoi film finora, e l’ultimo podcast s’intitola The Health Bridge)Il Monaco Urbano (già best seller del “The New York Times”) è la sua prima pubblicazione in italiano. Possiamo seguire Pedram Shojai (pronuncia “sciogiai”) sul sito www.theurbanmonk.com e su www.wellorg, un’organizzazione benefica da lui creata.

Dieci capitoli tra cui scegliere

Con la matita in mano passiamo a esaminare i dieci temi esistenziali di cui tratta il libro:

  • lo stress
  • l’arte di padroneggiare il tempo
  • la carenza di energia
  • i disturbi del sonno
  • lo stile di vita sedentario
  • l’aumento di peso e la cattiva alimentazione
  • l’assenza di connessione con la natura o con le cose reali
  • la solitudine esistenziale
  • i problemi economici
  • lo scopo nella vita

Potremmo anche cominciare la nostra lettura da quello che in quel momento ci interessa, preoccupa o riguarda di più – e in un altro momento ne leggeremo un altro, e così via. In effetti non è per nulla necessario leggere subito tutto il libro dall’inizio alla fine, anche perché per ogni capitolo o tema troviamo non solo consigli “teorici”, ma anche veri e propri esercizi, tecniche da eseguire o consigli alimentari da seguire per vedere se il “problema” si risolve, o almeno migliora.

Ogni capitolo inizia con un racconto di vita vera, cui segue una sezione, “Il problema”, in cui l’autore ci aiuta a vederlo con occhi nuovi; successivamente la sezione “La saggezza del Monaco Urbano” ci accompagna verso una via d’uscita dal “problema”, attingendo alla filosofia esoterica delle culture orientali e sciamaniche. Il capitolo prosegue con vere e proprie “ricette” (per esempio tisane rilassanti, o come liberarsi dalla caffeina) e “un piano di azione che imprimerà una svolta radicale al miglioramento della vostra vita”. Funzionano? Hanno funzionato? Lo scopriamo alla fine del capitolo, quando il racconto iniziale si completa, con la testimonianza di chi ha provato gli esercizi, ha applicato i cambiamenti, ha bevuto le tisane.

Vuoi dimagrire? C’è!

Un intero capitolo s’intitola proprio Il sovrappeso: l’aumento di peso e un’immagine di sé negativa (pp. 169 ss.), in queste pagine – tanto per capire la diversità dell’approccio – troviamo “Lo zucchero è una droga” o “Mangiare sviluppa il vostro qi; il qi nutre lo spirito”, o parole come queste: “Chi sta bruciando i grassi, tanto per cominciare? In ogni caso, chi siete voi, e cosa ci fate qui? Qual è il senso di tutto questo, e qual è il significato della vita? Questo ha rappresentato l’ingrediente essenziale mancante nella riflessione sul dimagrimento: siamo talmente ossessionati dal numero, dal girovita e dall’aspetto che abbiamo dimenticato di controllare come ci sentiamo e, cosa più importante, chi siamo”, p. 183.

Sempre stanco? Accendi una candela

Non sembri una battuta: questo consiglio è inserito in un elenco insieme a “mangiate zuppe” e “erbe tonificanti” e ancora “taglia la legna, porta l’acqua” – ovviamente il capitolo si riferisce al bisogno di muoversi, anche se non abitiamo in campagna e non abbiamo legna da tagliare! Si tratta di una rivalutazione del lavoro fisico rispetto al lavoro intellettuale, anche se siamo nel capitolo dedicato alla stanchezza, o forse proprio perché siamo nel capitolo della stanchezza. Vi troviamo altri consigli sulla scia del detto vigente in antichi monasteri: “Prima dell’illuminazione tagliavo la legna, portavo l’acqua. Dopo l’illuminazione taglio la legna, porto l’acqua”. Davvero illuminante, non trovate? Lo trovate alle pp. 77 e ss.

E l’economia, la politica dove sono?

All’inizio ho scritto che questo è anche un libro di economia/politica: il capitolo “I soldi non bastano mai”, lungi dal contenere consigli per investire in Borsa, tratta di temi attualissimi come “Noi votiamo con i nostri soldi” (p. 275). Se è vero, come è vero, allora dobbiamo fare attenzione a cosa compriamo, e non solo a restituire la matita copiativa uscendo dalla cabina elettorale. Se dobbiamo fare attenzione a cosa compriamo dobbiamo rivedere i nostri desideri e, come recita il libro, sviluppare la capacità di distinguere tra desiderio e bisogno (che non sono la stessa cosa!). In una breve, fulminante spiegazione l’autore ci aiuta, a p. 270: “Capire cosa sia il desiderio e come reagiamo a esso è la via per uscire dal folle circolo di dipendenza dai soldi per soddisfare bisogni astratti. […] spesso non riconosciamo la differenza tra i nostri bisogni e i nostri desideri. […] Abbiamo bisogno di cibo, di riparo, di acqua e di fuoco. Tutto il resto è un mero desiderio”.

Capire la differenza? Eccola qui la ricetta, una frase che è quasi un koan, nella stessa pagina:

Abbiamo bisogno di cibo e di riparo.

Desideriamo una bistecca e una villa.

Abbiamo bisogno del GPS?

Bisogna perdersi per ritrovarsi, ho letto molti anni fa. Io non ho un’automobile mia e mi muovo in bicicletta (o in treno per i lunghi percorsi) e di certo non approvo il navigatore satellitare. Può sembrare solo un mio parere – e lo è – ma in questo libro ho trovato delle motivazioni che mi hanno convinto a proseguire con la cartina geografica e il senso di orientamento (spiegate molto meglio di come avrei potuto fare io):

“[…] conosco molte persone che seguono ovunque, coscienziosamente, i loro navigatori satellitari, anche verso luoghi in cui si sono recate molte altre volte. Questo le conduce, facendo loro trascurare l’ambiente circostante mentre guidano e privandole di una parte essenziale dell’esperienza umana. Quale? Abbinare il tempo allo spazio. La nostra collocazione nel flusso spazio-temporale in effetti rappresenta le nostre Coordinate Universali, e adesso il GPS ci ha sottratto la consapevolezza di questo. Indurre uno smarrimento in entrambe le dimensioni è un metodo tipico per far sì che la gente cammini a tentoni nella vita, senza avere la minima idea del percorso che ha fatto per arrivare. Magari lungo quel sentiero c’era una bellissima pianta di gelsomino, della quale non si è mai riusciti a sentire il profumo. La quercia gigante non era menzionata dal navigatore, né lo era il bellissimo tramonto che ci saremmo potuti fermare ad ammirare. Ci siamo limitati a correre dall’aeroporto all’hotel, e ora possiamo accendere la TV e guardare la “realtà””, pp. 53-4.

Finiamola qui

Molto ancora ci sarebbe da dire su questo libro davvero utile, ispirante e innovativo, ma non posso andare avanti per ore, quindi termino segnalando l’ultimo capitolo, “Risorse”. Qui, divisi per capitolo, troviamo ricette, disegni, siti e link (molti di questi ultimi sono in inglese, ma possiamo utilizzare la funzione “traduci questo messaggio” del computer: la traduzione non sarà proprio come se l’avesse fatta Cesare Pavese, ma ci permetterà di capire di che cosa si tratta). Sono andata a vederne un po’, dei siti segnalati, e – è proprio il caso di dirlo – si “apre” un mondo, che si può decidere di esplorare o no, prendendo solo quello che interessa.

Quelle indicate dall’autore sono proprio “risorse” molto ben gradite, per approfondire, migliorare e riempire di significato i già molti spunti trovati nelle pagine  del libro. Come scrive anche l’autore a proposito degli esercizi di qigong: La traduzione letterale del termine qigong è “lavoro energetico”, e questo è il fondamento della pratica di un Monaco Urbano. Poiché viviamo in tempi così speciali, è molto meglio mostrarvi questa pratica anziché cercare di farvela capire attraverso le parole di questo libro. Semplicemente, andate sul sito http://www.theurbanmonk.com/resources/ch3, e avrete libero accesso alle Pratiche qigong del Monaco Urbano [] ho reso queste tecniche facili da imparare [] ho incluso anche le istruzioni (non era il caso di scriverle in questo libro facendone un volume di cinquecento pagine) (p. 95).

Appunto, anche per questa recensione vale lo stesso discorso. Procuratevi il libro, non posso scrivere ancora! Buona lettura, così, facendo gli esercizi, bevendo le tisane, seguendo i consigli dell’autore potrete essere d’accordo con lui, sicuro che quando attingiamo all’essenza di ciò che siamo attraverso il qigong, la meditazione, la preghiera, l’esercizio fisico, la dieta sana, le abitudini di sonno, i rapporti e qualunque altra attività svolgiamo, non c’è più alcuna misteriosa domanda che possa tenerci svegli di notte (p. 303).

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