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Le cronache dei giorni «del Covi19» ci raccontavano, e ci raccontano ancora, di persone con difficoltà respiratorie – anche gravi difficoltà respiratorie – e di altre persone incredibilmente felici di essere tornate a respirare…

Per noi che siamo fortunati e non siamo incappati nella malattia «che toglie il respiro» potrebbe essere nobile, solidale e rispettoso celebrare la grande opportunità che abbiamo e che troppo spesso diamo per scontata, senza occuparcene più di tanto (e danneggiandola volutamente, per esempio con il fumo): l’opportunità di respirare!

«Per chi vuol conoscere il proprio corpo dal di dentro il respiro è la corda del pozzo» (Lanza Del Vasto)

Respiriamo la prima volta nascendo e l’ultima volta morendo; in mezzo ci sono 21.600 volte al giorno. Il calcolo è stato fatto prendendo come base 15 respiri in 1 minuto, moltiplicati per le 24 ore. A Chidambaram, nel sud dell’India, c’è un tempio con un palcoscenico coperto da 21.600 lastrine dorate: ogni lamina rappresenta un respiro e il tetto copre i respiri di una giornata.

Ancora in India si ritiene che ogni essere umano abbia a disposizione un numero di respiri che corrisponde a 100 anni. Un numero fisso, che ci viene consegnato alla nascita. Quindi conviene respirare lentamente, in modo calmo e regolare, per finire il più tardi possibile i respiri che abbiamo ricevuto,  vi pare?

Come fare a respirare bene?

Il respiro è sacro e miracoloso nel suo perfetto funzionamento e bisognerebbe averne più cura e più rispetto, senza aspettare che accadano le tristi vicende che sono sotto gli occhi di tutti da un po’ di mesi.

È così sacro che gli Indiani ritengono che le due narici del naso rappresentino i due fiumi sacri (Gange e Yamuna) e anche le due nadi (Ida e Pingala), canali energetici in cui scorre il prana; la loro relazione è la seguente: narice sinistra/Gange/Ida, narice destra/Yamuna/Pingala.

Insomma, il respiro non è solo quella funzione «aria che esce ed entra» a cui siamo abituati, e di cui non siamo consapevoli per la maggior parte del tempo. Finché tutto funziona…                     

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Gli esercizi di respirazione puliscono i canali che permettono lo scambio tra la nostra energia personale e quella dell’universo. Devo queste riflessioni a Deepak Chopra che, col tono poetico tipico degli indiani, racconta come ogni respiro realizzi la Legge del Dare: «[…] Gli atomi che inspiriamo quotidianamente sono passati nell’organismo di esseri viventi attraverso il tempo e lo spazio. In questo preciso istante, il nostro organismo ospita atomi di carbonio che sono stati nel corpo di uno scimpanzé in Africa, di un delfino nel Pacifico Meridionale, di una palma a Tahiti o di un aborigeno australiano. […] Ogni singola particella che ha fatto parte di noi è stata anche nella polvere delle stelle create agli albori dell’universo»

(Le sette Leggi spirituali dello yoga, Sperling & Kupfer, 2006, p. 99).

Recitare

Ancora a proposito di scambio c’è il mantra inconsapevole, che recitiamo ad ogni respiro: sa-ham/hamsa, in cui sa è il principio femminile (e si esprime nell’espirazione) e ham è il principio maschile (che si esprime nell’inspirazione).

Pulire

Per respirare bene occorre anche che le narici siano libere, e per questo lo yoga ci offre un sistema infallibile, chiamato jala neti, il lavaggio del naso con acqua tiepida salata e un lota, specie di bricco con un beccuccio che si appoggia a una narice per volta, chiudendola completamente per far scivolare via l’acqua dall’altra narice. La tecnica è semplice ed efficacissima anche per migliorare riniti allergiche, sinusiti e continui raffreddori invernali.

Qui un piccolo tutorial.

Valore del pranayama

Per riflettere insieme sull’importanza del pranayama chiedo aiuto al mio Maestro, Swami Kuvalayananda, che nel suo fondamentale libro Pranayama (pp. 6-7) ci informa che:

«Manu, uno dei più grandi legislatori dell’antichità, osserva che il pranayama è un rimedio specifico contro le tendenze negative della mente e degli organi sensoriali. Kulluka […] definisce le tendenze negative della mente come “amore e odio”; mentre l’attrazione per gli oggetti esterni rappresenta la tendenza negativa degli organi sensoriali. […] Sono considerate “negative” perché il successo nello yoga dipende dalla introversione della mente e degli organi di senso. […] Patanjali […] nei suoi due sutra: Yoga Sutra II, 52-53, fornisce una chiara esposizione dei valori spirituali del pranayama. Lo sviluppo spirituale di uno studente di yoga dipende da due cose: egli deve innanzi tutto eliminare ciò che oscura la luce spirituale e secondariamente riuscire a fermare la sua mente vagante. Secondo Patanjali uno studente di yoga riesce – tramite la pratica di pranayama – a iniziare il cammino in entrambe queste direzioni».

Le tecniche di pranayama sono molte, alcune semplici e adatte a tutti, altre da praticare solo con un/un’insegnante esperto/a. Mark Stephens, nel suo libro Le sequenze ci fornisce un utile schema per sapere quando praticare le diverse tecniche di pranayama durante una lezione di yoga e per sapere a quale tipo di allievo/a sono adatte:

COSA

QUANDO

CHI

ujjayi                          

viloma                        

kapalabhati                

bhastrika                    

shitali             

anuloma

suryabheda       

chandrabheda 

inizio

insieme a ujjayi

inizio

fine

per rinfrescare

durante il pranayama

insieme a ujjayi

in un giorno diverso da suryabheda

tutti

tutti

intermedi

intermedi

tutti

intermedi

tutti

tutti

Bene, avendo saputo che prima dobbiamo pulire il naso, che alcune tecniche di pranayama sono adatte e altre lo sono meno, e che ci sono momenti migliori per eseguirle possiamo ora andare in cerca di un/un’insegnante esperto e anche di manuali e libri adatti ad accompagnarci nel grande mondo del respiro.

Respirare consapevolmente e non più distrattamente è una grandissima opportunità, ringraziamo con questo l’Universo!


Letture per approfondire

Il grande libro del respiro. Donna Farhi

Non ci sono «tecniche di pranayama» da imparare, né nuovi esercizi da fare per imparare a respirare, quanto piuttosto molto più semplicemente c’è da «liberare il respiro stesso».  Per «ritornare a una maniera di respirare che possa essere calma e regolare, flessibile e spontanea», occorre indurre il nostro respiro latente a uscire allo scoperto.


Scritto da
Inizia a praticare yoga nel 1979 a Milano, la sua città natale; nel 1985 si trasferisce a Torino per frequentare la scuola di formazione triennale per insegnanti dell’Istituto Kuvalayananda, dove studia con insegnanti italiani e indiani e si diploma nel 1987. Co-fondatrice dell'Isyco (Istituto per lo Studio dello Yoga e delle Culture Orientali) di Torino, Cinzia è formatrice di insegnanti di yoga, oltre a insegnare in corsi per principianti, esperti e per la terza età. Ha pubblicato libri di yoga e di stile di vita yogico, oltre a numerosi articoli.

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