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Gurupal Kaur, nome spirituale di Teresa Tondolo, ha completato la formazione di Kundalini Yoga di primo livello.
Il suo sito è: www.saccomatto.org

→ Quando hai conosciuto lo yoga?  

Ho conosciuto lo yoga nel 1997, avevo vent’anni, fu un incontro apparentemente casuale, ma mi resi immediatamente conto che era un grande incontro, anzi era l’Incontro! Capii che era il mio percorso, tuttavia mi persi tra i labirinti e le illusioni della vita e per anni me ne distaccai, con sporadici ma meravigliosi riavvicinamenti allo yoga. Nel 2008/2009 circa, con l’inizio di una costruzione di uno stile di vita più radicato, cominciai a praticare più assiduamente, soprattutto Hatha Yoga senza particolari approfondimenti spirituali.

Come hai compiuto la scelta di frequentare una scuola di formazione e diventare insegnante di yoga?

Frequentavo la classe di Kundalini Yoga della mia insegnante Dharma, ma siccome le sue giornate di insegnamento coincidevano con le mie giornate di insegnamento (sono insegnante di violino e fondatrice di diverse scuole), per progredire ed essere sempre più autonoma nella pratica dello yoga, decisi di seguire la formazione di yoga Kundalini di primo livello. Pratico anche Iyengar yoga, ma la sua formazione per diventare insegnante è per me decisamente ardua.

Che tipo di formazione hai seguito? 

Ho seguito la formazione per diventare istruttore di primo livello di Kundalini Yoga a Cesena, seguendo il Maestro Ram Rattan Singh tra il febbraio 2015 e il 2016. Partecipo a seminari, eventi, approfondimenti di Yoga Kundalini, Hatha, Iyengar, Meditazione, non appena possibile.

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Seguire il corso di formazione per insegnanti ha influito sulla tua pratica personale dello yoga? Come ha cambiato la tua relazione con lo yoga “sul tappetino”? 

Sì, certamente, sono diventata più disciplinata e attaccata alla pratica, essa è diventata una parte fondamentale della mia vita e del mio modo di pensare.

Quali effetti hanno avuto gli studi e l’attività da insegnante di yoga sul tuo stile di vita, sulla tua esperienza “fuori dal tappetino”? 

La vita di musicista è molto difficile e apparentemente inconciliabile con un’attitudine yogica: non ci sono orari, non esistono feste comandate, si lavora generalmente quando il resto del mondo non lavora, si mangia e dorme in modo sregolato. Tuttavia è, come lo yoga, una vita in cui la pratica e l’autodisciplina sono fondamentali. Suonare uno strumento vuole dire praticare quotidianamente ed essere fedele strumento dei grandi Maestri. Seguire il corso di formazione mi ha aiutata ad essere più centrata e presente e a dare le giuste priorità. Sento però che è un lavoro sempre in corso, in cui non si “arriva” mai, come appunto è per me suonare il violino.

C’è un messaggio o un incoraggiamento che vorresti dare a chi sta pensando di intraprendere questo percorso? 

È un bellissimo percorso, sopratutto interiore. Forse una delle più belle cose ho fatto e di cose belle ne ho fatte tante.

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