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«Tre cose tengono l'animo quieto e tranquillo: lasciarsi dietro quello che a noi non appartiene; non approfondirsi delle inutili cose; e non prendersi innanzi tempo travaglio delle cose avvenire, né dopo delle già passate»
Aristippo

Riprendere la pratica yoga dopo una pausa

            Come siamo con queste 3 semplici indicazioni di igiene mentale? Stiamo ancora lavorando su una delle 3? Su tutt’e 3? Allora forse cercare un serio corso di yoga potrebbe esserci d’aiuto.

 L’autunno – tra l’altro – è il periodo ideale per iniziare a praticare yoga; secondo la tradizione i momenti migliori sono settembre/ottobre o marzo/aprile, possibilmente in Luna crescente (quest’anno dal 17 settembre).

Rientro, ricomincio e scelgo

Altre 3 indicazioni, che questa volta non provengono da un nobile filosofo, ma – più umilmente – da me che insegno yoga dal 1987.

Forse siamo allievi espertissimi, pratichiamo yoga da anni…

Forse abbiamo cominciato un corso nell’anno «scolastico» 2019-2020…

Forse addirittura insegniamo l’antica disciplina…

Bene: dopo la pausa estiva ridiventiamo tutti principianti!

Se pratichiamo yoga da anni dovremmo saperlo, se abbiamo cominciato da poco forse non ne abbiamo ancora sentito parlare, ma le posizioni dello yoga – per essere tali – devono soddisfare 2 caratteristiche: stabilità e comodità, cosi come racconta Patanjali, in Yoga-sutra. Gli aforismi dello yoga.

«La posizione deve essere stabile e piacevole (sthira-sukha). Queste due condizioni devono procedere insieme affinché un asana sia al contempo stato di forza e agio (sukha è la sensazione di “benessere”, l’esatto contrario di dukha che è “dolore” e “sofferenza”). Per realizzare questa condizione, bisogna superare lo sforzo e contemplare l’infinito, l’assoluto. Allora, attraverso l’asana, ci troviamo in una particolare condizione […] non più afflitti dalle coppie di opposti che caratterizzano il nostro quotidiano, ma realizziamo uno stato di equilibrio e felicità». 

Ora abbiamo indicazioni su come riprendere lo yoga dopo le vacanze (e dopo ogni periodo medio-lungo in cui, per ogni motivo, non abbiamo potuto praticare regolarmente): come? Piano!

Ritorno al passato

Sulla scia del divertente film di culto (Ritorno al futuro, di Robert Zemeckis, 1985), ci lanciamo nell’ipotesi di un autunno nel segno dello yoga, con la speranza di continuare anche nelle altre stagioni.

Stagionalità può essere una delle linee guida del nostro percorso. Vi sono posizioni e tecniche più adatte ad ogni stagione (ho scritto «più adatte» attenzione! Non ci sono regole ferree); ci sono studi ed esperienze di qualcuno che – praticando e insegnando – ha verificato un benessere migliore con alcune posizioni in un certo periodo dell’anno, con certe condizioni atmosferiche, pressorie e anche energetiche. Credo che non si possa negare che ogni stagione ha una sua particolare energia. E noi che vi siamo immersi di conseguenza… proprio come gli alberi.

Distacco dai risultati, fare il proprio meglio, senza preoccuparsi del giudizio altrui né, soprattutto, del proprio. Sul tappetino esegui al meglio delle tue possibilità (che cambiano da persona a persona, ma anche secondo il giorno, l’ora, la stagione: prova evidente dell’impermanenza di tutto).

Foliage. Pensando alle foglie e ai bellissimi colori che assumono in questo periodo dell’anno, bandito il nero, prediligiamo l’arancione, il giallo, l’oro. Il foliage precede la caduta delle foglie stesse, che, invece di farci sentire tristi, dovrebbero invitarci al cambiamento. I periodi di transizione (come nei passaggi delle stagioni) sono momenti ricchi di possibilità, perché – non più radicato in vecchie abitudini – ti apri a una nuova percezione del tempo più «presente» (tu e il tempo).

Trova il tempo…

… e trova il modo… e anche il luogo. Ci vuole del tempo per trovare la palestra, o – meglio – il Centro Yoga giusto, l’insegnante giusto e il tipo di yoga che si adatta al tuo corpo. Non scoraggiarti alle prime difficoltà, continua a cercare, ma praticando. Lo yoga è una disciplina, non una teoria. Contempla una millenaria teoria, ma si può comprenderlo solo praticando.

Sii realista

Ricominciando dopo una pausa – lunga o breve – è consigliabile non lanciarsi nell’irrealistica ipotesi di praticare 2 o 3 volte alla settimana. Meglio partire da 1 volta, sempre nello stesso giorno e alla stessa ora, per abituarsi.

Secondo il «Ciclo dello yoga», i giorni di pratica possono influenzare le abitudini. Ci vogliono 40 giorni per rompere le cattive abitudini che vogliamo cambiare; 90 giorni per crearne di nuove (sia consciamente sia inconsciamente); 120 giorni per confermarle facendole diventare parte di noi; 1000 giorni per padroneggiarle in modo da poterle richiamare ogni volta che serve.

La scienza d’altra parte ci dice che fare qualcosa tutti i giorni per 21 giorni crea un’abitudine (che è una reazione a catena inconscia tra la mente, il sistema ghiandolare e il sistema nervoso); ed è sempre possibile creare nuove abitudini, eliminando quelle – anche profondamente radicate – che non servono più o ci ostacolano.

Quasi per lo stesso motivo – quello di essere realisti – non comprare il tappetino ultimo modello, la tutina super-aderente di tessuto tecnico e le calze antiscivolo con le dita separate. Oltre a spendere soldi – che è meglio dedicare all’iscrizione – rischi di trovarti in una scuola dove i tappetini ci sono già, dove l’insegnante richiede un particolare tipo/colore di abbigliamento, dove si pratica a piedi nudi…Non c’è un dress-code nello yoga, bastano abiti comodi (di nuovo!), e di tessuti naturali, e soprattutto dedicati solo allo yoga. Cambiarsi, nello yoga, fa parte dell’insegnamento e dell’apprendimento. Aiuta a cambiare anche il punto di vista! Nello spazio limitato del tappetino c’è un’illimitata potenzialità. E per questo non serve niente oltre alla pratica, quando il tappetino diventa il tuo universo.

Perché hai smesso?

Ricercare i motivi per cui hai abbandonato la pratica ti aiuterà a evitare di cadere di nuovo nelle stesse dinamiche.

Dolori, gravidanza, senso di inadeguatezza, hanno tutti bisogno dello stesso «rimedio»: cercare un corso adeguato per principianti assoluti, anche se quando hai smesso eri a un livello più «avanzato». Così facendo, ritornerai più in fretta al tuo «vecchio» livello.

Distanza, posteggio, traffico? Se ti ricordi che quando frequentavi erano questi i problemi che a volte ti hanno allontanato dalla pratica regolare (e la non regolarità è un grosso ostacolo, come in tutte le cose), allora devi cercare un Centro, una scuola, una palestra, un/un’insegnante vicino a casa o al luogo di lavoro. Non si tratta di un particolare di poco conto, soprattutto quando si riprendono le attività dopo una lunga pausa. Pensaci bene, andare e tornare da lezione dev’essere comodo (come la caratteristica di un asana), anche perché dopo la pratica sarebbe meglio non mettersi subito alla guida, ma aspettare almeno mezz’oretta affinché il corpo, l’attenzione, i riflessi ritornino alla normalità, soprattutto di sera.

Per non perdere la motivazione

Un’altra indicazione «igienica» per la mente, riguarda la ricapitolazione o autoindagine (atmavichara in sanscrito), che ci serve a capire perché facciamo yoga, perché lo abbiamo scelto a suo tempo o perché lo stiamo scegliendo ora. Abbiamo a disposizione diversi aiuti per l’auto-indagine, ne elenchiamo 3:

1. Sankalpa: intenzione, espressa nel tempo presente («Creo le condizioni per trovare una casa») che non è solo un desiderio, un proposito, ma quel che dona al sankalpa la sua forza è il presupporre che il risultato che intendo manifestare è già accaduto.

2. Abhyasa: lo sforzo continuativo nella direzione in cui vuoi andare. Un’abhyasa efficace, nello yoga del cambiamento, è prendere le cose un passo alla volta, per non sentirsi sopraffatti. Compiendo i primi passi, ci accorgeremo subito che ogni passo porta a un altro e che le opportunità iniziano anche loro a manifestarsi spontaneamente. Tutto l’universo si muove insieme col tuo primo passo.

3. Volontà: per trattare questo punto mi ispiro al testo di Rick Hanson, Cambia il tuo cervello, che indica alcuni sotto-aiuti per sviluppare la volontà:

  • Il Gruppo: la forza di volontà non è solo un fatto personale. Una squadra affiatata ci fa lavorare meglio, perciò cerca un gruppo in cui sia piacevole fare yoga. Quando la tua pratica sarà consolidata vai pure dall’insegnante più bravo della città, ma comincia dal più simpatico!
  • L’Egoismo: se quando sei a yoga (o devi uscire di casa per andarci) ti senti in colpa verso la tua famiglia, pensa che – dopo – sarai più sereno e disponibile verso partner/figli/genitori.

Per coltivare la forza di volontà è importante non chiedere troppo a se stessi, ma mettere a fuoco le intenzioni evitando le distrazioni. Un aiuto per evitarlo ci viene dalla meditazione: quando ci distraiamo siamo invitati a ritornare al respiro… fino alla prossima distrazione (che arriverà senz’altro), quando saremo (di nuovo) invitati a tornare al respiro. E così via, 100 volte divaghiamo, 1000 volte torniamo. Congratulandoci per ogni ritorno, invece di insultarci per ogni distrazione!

Infine, chiedo aiuto a un best-seller che vi consiglio caldamente di leggere: Ekhart Tolle, Il potere di adesso, per alcuni consigli davvero utili:

  • Non è necessario che la tua pratica torni a essere quella di una volta. Sii soddisfatto di come è adesso; immagina come sarà fra 6 mesi; è sicuro che – se avrai praticato con regolarità e costanza – sarà migliore di com’è ora. Questo è un dato certo dello yoga (non fosse altro che perché tutto cambia, anche noi).
  • Piccolo è bello” (altro consiglio bibliografico, di Ernest Schumacher) è un mantra per ricordarci che la costanza è più importante della lunghezza, e che praticare regolarmente per 10 minuti (piccolo tempo) ogni giorno è più efficace, soddisfacente e duraturo che praticare per 2 ore (grande tempo) ogni 2 settimane.
  • Come quando si cammina in montagna e si va alla velocità del più lento, anche nel ricominciare lo yoga vai alla velocità del più lento, cioè iscriviti a una classe per principianti assoluti, lavorando così al 50-75% di quello che ricordi come il tuo modello di pratica di prima dell’estate.

Scegliere la pratica, aiutare il corpo

L’autunno è una stagione di passaggio, e come tutte le fasi di passaggio invita a liberarsi del vecchio, per fare spazio al nuovo. Nella tradizione orientale l’autunno corrisponde al punto cardinale Ovest (dove il sole tramonta) e all’elemento Acqua.

Familiarizza e fatti aiutare dalla natura di quest’elemento. Anche se ancora non accendi il riscaldamento metti ciotole d’acqua sui termosifoni con olio essenziale di timo (2 gocce, aiuta a liberare le vie respiratorie) e olio essenziale di niaouli (2 gocce, disinfetta l’ambiente).

Anche per il corpo l’autunno è ideale per disintossicarsi. Per liberarti dalle scorie estive fatti aiutare dalla Natura assumendo zucca (tonifica stomaco e intestino), rape (con i loro sali minerali sono utili per ossa e reni), castagne (danno tono al sistema nervoso), barbabietole (rigenerano il sangue), noci (rigenerano il cervello), uva (ricca di sali minerali e vitamine). L’uva può essere anche viola, e il viola è il colore (insieme a quelli del foliage, di cui abbiamo già detto) da prediligere in autunno: cura i reni, aiuta il fegato, depura la pelle e il sangue, calma l’ansia.

Abbonda con il colore viola dentro e fuori al corpo. Usa il viola per abiti, scialli, smalto, trucco…

In autunno, con i primi freddi, rallenta anche il nostro potere digestivo; per scaldare lo stomaco occorre scegliere cibi caldi, morbidi, dolci, acidi e salati. Spezie come zenzero, curcuma o cumino riscaldano; verdure di stagione (bollita o al vapore), riso, cous-cous o pasta, pesce azzurro. Non solo, in autunno dovremmo eliminare lo zucchero, preferendo il malto (di mais per drenare i reni, d’orzo per depurare il fegato). Il fegato si depura meglio se adottiamo uno stile di alimentazione che preveda cene leggere – entro le 22 – per non ostacolare il processo di rigenerazione dell’organismo.

Inizia a rilassarti

Mentre l’autunno scorre, per culminare con la notte del Solstizio, le ore di luce si riducono via-via, e il nostro umore può iniziare a risentirne (soprattutto se durante l’estate non abbiamo fatto scorta di sole, luce, aria aperta), predisponendoci alla stanchezza e alla malinconia; per aiutarci a scacciarla possiamo usare l’olio di palmarosa, ascoltare musica e imparare il rilassamento profondo.

Yoga Nidra è la pratica più adatta a un profondo rilassamento. Vi consiglio un testo esauriente e semplice per saperne di più: Swami Satyananda Saraswati, Yoga Nidra.

Ascoltare musiche ispiranti, come melodie primordiali suonate con strumenti tradizionali, aiuta a spezzare il flusso dei pensieri. Te ne consiglio qui qualcuna.

In autunno la musicoterapia è particolarmente benefica per chi è maggiormente vata (come è l’autunno): energia costituita da aria (vaju) e spazio (akasha), in stretta relazione con il senso dell’udito. Anche la posizione del libro (o pinza), paschimottanasana riscalda, e riequilibra l’energia vata  dell’autunno.

Da dove iniziare

Ama quello che fai. Fai quello che ami.

Mi pare questa la massima più importante. Puoi indulgere sulle posizioni che ti piacciono (o ti piacevano) per amare lo yoga. Oppure – amando lo yoga – farai anche posizioni che non ti piacciono tanto… in ogni caso riesci bene! Per ricominciare, ricordiamo la leggenda secondo cui adho-mukha-svanasana, eseguito come prima postura, ha un effetto sorprendente: fa venire voglia di praticare. Se fatichi a vincere la pigrizia, srotola il tappetino e fai «il cane a testa in giù».

Nella posizione: ruotare le scapole per avvicinarle tra loro; allontanare le spalle dalle orecchie; aprire il petto; abbassare i talloni (se i talloni non toccano terra, mettere un piccolo rialzo sotto la punta dei piedi, sempre più basso, fino a toglierlo del tutto).

Per la proposta di una pratica-tipo giusta per ricominciare, attingo da Carlo Patrian, Yoga, pp. 66-69, rivisitando uno schema per iniziare bene. Ben equilibrata, contiene i movimenti base della colonna vertebrale e puoi scegliere di farla per intero (8 posizioni+rilassamento finale) o anche solo 4 posizioni: 2, 3, 5, 6+rilassamento finale:

  1. sukhasana (posizione semplice)

2. statura in piedi, inspirando sollevo le 2 braccia lateralmente fino a portarle oltre il capo; trattengo 1 secondo; riporto le braccia ai fianchi, espirando

3. trikonasana (triangolo incrociato)

4. utkatasana (equilibrio)

5. dandasana (bastone da distesi)

6. pavana muktasana (ginocchia al petto)

7. bhujangasana (cobra)

8. paschimottanasana (libro o la pinza)

9. shavasana (rilassamento)

In autunno – e a ogni cambio di stagione – è sempre bello celebrare il passaggio con SuryaNamaskara, il Saluto al Sole , che in questa stagione può aiutare moltissimo.

Eseguito con il corretto respiro, ha infatti un forte potere disintossicante, perché migliora l’ossigenazione e la circolazione del sangue. Inoltre aiuta la secrezione degli enzimi digestivi, favorisce la regolarità intestinale e regola la postura e l’equilibrio, riducendo lo stress.

Buon inizio a tutti!

Scritto da
Inizia a praticare yoga nel 1979 a Milano, la sua città natale; nel 1985 si trasferisce a Torino per frequentare la scuola di formazione triennale per insegnanti dell’Istituto Kuvalayananda, dove studia con insegnanti italiani e indiani e si diploma nel 1987. Co-fondatrice dell'Isyco (Istituto per lo Studio dello Yoga e delle Culture Orientali) di Torino, Cinzia è formatrice di insegnanti di yoga, oltre a insegnare in corsi per principianti, esperti e per la terza età. Ha pubblicato libri di yoga e di stile di vita yogico, oltre a numerosi articoli.

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