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Basta Poco, di Sukey ed Elizabeth Novogratz, Macro Edizioni
Se pensi che meditare non faccia per te, ti sbagli di grosso!

Basta Poco è una “guida pratica alla meditazione” che però ha ben chiara una verità: la meditazione non si insegna, si fa! E fa per tutti, anche per chi ha dubbi, per chi crede di non avere tempo, per chi crede di non esserne capace… Scopriamo di più su questo bel libro di meditazione e le sue illustrazioni deliziose e ironiche nella recensione di un’insegnante di yoga.


Scrivente/scrittore/scrittrice

scri-vèn-te,  chi scrive, soprattutto documenti, relazioni, lettere formali, scritture ufficiali; lo scrivente della presente domanda

scrittore, m -trice; pl.m. -i, -trici, chi scrive opere con intento artistico; chi si dedica all’attività letteraria; scrittore di romanzi, di commedie; gli scrittori italiani…

L’Italia è piena di scriventi che si credono scrittori. Ma come, non si diceva “santi, navigatori e poeti” (o qualcosa del genere)? Io vorrei solo richiamare l’attenzione sulla differenza tra chi scrive (scrivente) e chi sa scrivere (scrittore/scrittrice). Ahimè pensiamo che basti scrivere per saperlo fare, che basti scrivere i nostri pensieri su un foglio ed ecco un libro. Non è così.

Poi c’è un’altra differenza: un conto è scrivere e un conto è pubblicare. Chiunque può scrivere un libro, ma poi non è detto che riuscirà a pubblicarlo. Ahimè, anche in questo caso, al giorno d’oggi ci sono “editori” che – a pagamento – stampano (che è diverso da pubblicare) qualsiasi cosa. Un tipografo prende le parole, le compone, compra la carta, ce le stampa sopra, poi cuce (o incolla) le pagine et voilà c’è un libro. Un oggetto libro (che ancora una volta è diverso da un libro propriamente detto, cioè opera letteraria, cioè opera d’ingegno di uno scrittore). L’editore invece prende in esame l’insieme di parole che lo scrivente gli ha proposto, lo valuta da molti punti di vista (non ci si improvvisa editore, così come non basta scrivere per essere uno scrittore – ripeto), e stabilisce se pubblicare o meno quell’insieme di parole. Nel qual caso provvederà a trasformarlo in un libro (e non si limiterà solo a stampare le parole, come fa giustamente un tipografo).

Dunque ecco: ci sono centinaia di persone che – credendosi scrittori, ma non trovando editori che li pubblichino – finiscono per fabbricare un oggetto-libro a pagamento. Purtroppo oggi escono molti oggetti-libri con queste caratteristiche. Così non vale più nemmeno il consiglio che per imparare a scrivere si debba leggere-leggere-leggere, perché quello che c’è in giro da leggere non ha necessariamente le caratteristiche che finora abbiamo sempre atteso dai libri: e cioè che siano stati valutati da scrittori, pubblicati da editori, rivisti da bravi redattori, corretti da bravi correttori di bozze, impaginati da grafici, distribuiti da venditori, eccetera.

Sukey ed Elizabeth Novogratz: due scrittrici

Ho introdotto la mia recensione con questo lungo discorso – che mi sta molto a cuore da anni, da quando vedo con dispiacere abbassarsi il livello qualitativo dei libri che riempiono gli scaffali delle ultime librerie – per dirvi dell’entusiasmo nel recensire Basta Poco: un vero libro, le cui autrici fanno le scrittrici.


basta-pocoBasta Poco, di Sukey ed Elizabeth Novogratz, Macro Edizioni

Vorresti iniziare a meditare, ne conosci i benefici e sai che potrebbe migliorare tanto la tua vita… ma non ti decidi a cominciare? Ci siamo passati quasi tutti, ma in realtà “basta poco” davvero, non è un modo di dire. Basta Poco è una guida pratica alla meditazione diversa da tutte le altre. Il suo piglio ironico e le sue divertenti illustrazioni hanno uno stile che conquista, ma il libro è tutt’altro che frivolo: competente e ben ricercato, è una lettura che ti saprà motivare a meditare seriamente.
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Umilmente, da anni, Sukey e Elizabeth Novogratz hanno gestito un sito internet e semplici newsletter di consigli in stile giornalistico “su argomenti di benessere come lo yoga, il chi, la riflessologia, i body scrubs alle noci fatti in casa, gli oli essenziali ecc.” (p. 12). Questa loro attività era un po’ come un’indagine di mercato inconsapevole, e le due autrici si accorsero presto che chi visitava il sito interagiva soprattutto ponendo domande sulla meditazione. Ancora umilmente, si accorsero che non sapevano rispondere a tutte quelle domande, perché avevano sì seguito ritiri e workshop, letto libri e parlato con maestri, ma non ne avevano esperienza  diretta: “perché meditavamo meno di una volta al giorno, meno di una volta alla settimana (…) avevamo scritto almeno venticinque articoli sul tema (ma) avremmo dovuto rallentare e avere la costanza di stare sedute  a meditare ogni giorno” (p. 12).

Così, con la pratica – e non continuando a scrivere pensando di essere interessanti e capaci – sono giunte a capire “che non bastava più mandare una newsletter (..) che poteva essere letta e digerita in soli due minuti. E così, a partire dalle domande che abbiamo ricevuto dai nostri amici, dai familiari e dalla comunità digitale abbiamo creato questo libro e, aggiungendo ogni tipo di informazione dettagliata o molto specifica, lo abbiamo arricchito, rendendo il mix più interessante” (p. 13).

E interessante il libro lo è davvero, pieno di colore, di disegni, di parole-chiave evidenziate, di consigli divertenti, di esercizi efficaci per “togliere l’aura di mistero che avvolge la meditazione, e aiutare voi, che siete la nostra comunità, a mettervi seduti a meditare ogni giorno, nonostante tutto” (p. 13).

La meditazione non si insegna

Questo libro è diventato il mio libro-guida per le meditazioni. Sapete che cosa faccio quando offro, gratuitamente, la meditazione della Luna piena (iniziativa planetaria creata da Swami Veda Bharati e proseguita da Swami Ritavan dell’Himalayan Yoga Institute, Firenze – info@himalayanyogainstitute.it) nel Centro dove insegno yoga? Mi siedo su uno dei tappetini che ci sono nella sala, non nel posto centrale e visibile a tutti (a volte persino sopraelevato) dove sto durante le lezioni. E spiego il perché: la meditazione non si insegna. Siamo tutti/e praticanti alla pari, tutti cerchiamo di creare le condizioni, esterne e interne, affinché la meditazione accada. Lo stato meditativo sorge, a volte per pochi minuti, a volte per nulla, e nessuno può insegnarcelo.

Ma non ho forse detto che questo libro mi fa da guida? Che faccio, predico bene e razzolo male? No, questo libro non pretende affatto di insegnare la meditazione e lo si capisce fin dal sottotitolo, che recita: “Se pensi che meditare non faccia per te, ti sbagli di grosso!”. Ma soprattutto è il titolo a rivelarci il carattere del libro: Basta poco, che alla fine del libro, proprio nelle ultime pagine, sta insieme alla traduzione letterale dell’inglese Just sit. Così si intitolava il libro originale, che in italiano suona un po’ come “piantala di farti menate. Siediti e basta!”. Tutto per trasmettere la semplice realtà della meditazione: non bisogna leggere di meditazione, studiare meditazione, ascoltare altri che parlano di meditazione… bisogna solo sedersi e vedere che succede, se succede, quando succede, per quanto succede. Facendolo, e rifacendolo e rifacendolo accade. Di solito, pieni di aspettative, smettiamo di stare seduti prima che accada. Così possiamo dire – e convincerci – che la meditazione non fa per noi.

Scrittrici meditatrici

Le autrici, come ci raccontano allegramente, hanno meditato e meditano prima, mentre e dopo aver scritto il libro. Il risultato di tanto impegno è uno strumento utilissimo per tutti: principianti e chi già medita  – anche per quei meditanti che dovessero sentirsi un po’ stanchini, insoddisfatti, annoiati. I capitoli spaziano da cosa non è la meditazione, a simpatici disegni ispiranti, liste di cose da portare a un ritiro, istruzioni per creare un altare fai da te, testimonianze di meditanti più o meno famosi  e i loro ritratti iconici –  il tutto con un piglio leggero e molto divertente, benché serio e documentato (si sente che le autrici hanno provato ciò che hanno scritto). Questo libro mi ha entusiasmato fin da quando l’ho visto in inglese e la casa editrice italiana ha fatto l’ottima scelta di riproporlo esattamente come l’originale, con i medesimi disegni, colori e caratteri, che lo rendono un libro davvero unico e originale.

Merita una citazione la spiegazione di che cosa non è la meditazione, che ho adorato, soprattutto quando le autrici scrivono: “Cosa non è la meditazione: (…) Uno stacco di 20 minuti dalla realtà. Per questo c’è la tv” o anche “Una pillola per la felicità. Ci spiace, non esiste una pillola del genere. Se ci fosse, l’avremmo già presa tutti” (p. 27).

Sedersi in meditazione: cuscino, sedia, panchetto…

zafu di gano saraceno, zafu di kapok, zabutonCome abbiamo scritto e come ci insegna anche questo libro, la meditazione non si insegna, ma possiamo creare le condizioni migliori per restare seduti abbastanza a lungo affinché accada. Nelle pagine di Basta Poco troviamo molti consigli, per esempio, su dove sedersi: disegni molto chiari e colorati ci chiariscono finalmente cos’è uno zafu e che differenza c’è tra il kapok e il grano saraceno.    Il paragrafo “Dolori e doloretti della meditazione” invece ci svela che l’apparente calma e immobilità di chi medita intorno a noi è frutto di “trucchi”, di stretching e di ricerca della risposta alla domanda: “Come faccio a sapere se un dolore è reale o se è solo una forma di resistenza alla meditazione?”.

Proprio perché è un libro pieno di disegni davvero molto divertenti ed eloquenti, mi rendo conto che continuare a scriverne non serve. Proprio come con la meditazione devi sederti e basta, con questo libro devi leggerlo e basta. Oltretutto sono sicura che non resterà sul comodino iniziato e non finito, perché è veramente ben fatto, ben scritto, ben disegnato, bello da vedere e da tenere tra le mani, pieno di spunti e di occasioni per fare qualcosa, subito, da ora.

Meditare o cellulare?

Non ho potuto fare a meno di apprezzare – e chiudo con questo – il paragrafo “La morte della mindfulness: il cellulare”. Come forse sapete non ho e non voglio avere un telefono cellulare (e riesco ugualmente a lavorare, prendere un treno, incontrare gli amici, andare al cinema…), così figuratevi il piacere di leggere questo passaggio:

“Non c’è veramente niente di peggio del diabolico cellulare per ammazzare il tuo stato di allerta e di attenzione.

Cavarsela nell’era digitale:

Il gioco della cena: la prossima volta che esci a cena con un gruppo di amici, fai mettere tutti i cellulari sul tavolo. Il primo che risponde al telefono paga il conto (…)

Educazione cellulare: crea le tue regole del telefono: mettilo via durante i pasti, alle feste, mentre cammini per strada, quando sei con gli amici, con la famiglia e con gli animali domestici

Telefono a casa: una o più volte al mese, lascia il telefono a casa e vai a stare nel mondo. Questo è quello che succedeva normalmente non tanto tempo fa: si chiama libertà.
(p. 213)

ETE volete sapere quale disegno commenta quest’ultima suggestione? Il bambino, la bicicletta e, nel cestino, ET l’extraterrestre mentre volano magicamente nel cielo! Ve l’ho detto che è un libro da vedere, proprio come un film.

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