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A.G. Mohan - i maestri di yoga contemporanei

A.G. Mohan, insegnante di Yoga ed esperto di Terapia Yoga di fama mondiale, tuttora vivente, è stato uno dei pochi ad avere trascorso un lungo periodo di studio con il grande Maestro Krishnamacharya. Quest’ultimo lo ha guidato nell’approfondimento della conoscenza della filosofia indiana e della disciplina dello Yoga, realizzando il desiderio del discepolo di intraprendere un cammino che sarebbe stato per lui di grande importanza sul piano sia spirituale che pratico. Mohan continua a condividere coi propri allievi e il mondo intero i frutti del suo studio con il Maestro, esprimendo concetti a volte difficili con un linguaggio semplice e sensibile alle esigenze del nostro tempo, anche tramite l’uso di internet.

La ricerca della spiritualità nel periodo della crescita

Angarai Ganesha Mohan è nato nel 1945 e risiede tuttora a Chennai, nello stato indiano del Tamil Nadu. Egli viene di solito menzionato come “A.G.Mohan“.

Sin da quando era molto giovane, Mohan sentì l’esigenza di dedicarsi allo studio della filosofia indiana e alla ricerca spirituale. Ad un certo punto della sua adolescenza, egli avrebbe anche voluto conoscere di persona il grande mistico indiano Ramana Maharshi ma, con sua grande delusione, dovette rassegnarsi al fatto che costui era già morto da tempo. Per varie ragioni, Mohan mise da parte il desiderio della ricerca spirituale e si buttò a capofitto nello studio, diventando ingegnere. Qualche anno dopo, però, quando si era già laureato e aveva ottenuto un lavoro ben retribuito, egli cominciò nuovamente a interessarsi alla filosofia e alla spiritualità.

A.G. Mohan e Krishnamacharya

A.G. Mohan e Krishnamacharya

L’inizio della pratica dello Yoga apre all’incontro con Krishnamacharya

Nel 1971, all’età di 26 anni, Mohan conobbe Srivatsa Ramaswami, già da tempo discepolo di Krishnamacharya. I due fecero amicizia e, quando Mohan gli rivelò il suo interesse ad approfondire questioni filosofiche e spirituali, Ramaswami lo invitò a partecipare ad una conferenza che Krishnamacharya avrebbe tenuto di lì a poco. Mohan accettò e, durante la conferenza, rimase particolarmente colpito da quell’uomo che, nonostante avesse già ottantadue anni, sedeva perfettamente ritto e parlava senza esitazione, con grande autorevolezza. Mai prima di allora egli aveva incontrato persone del calibro di Krishnamacharya e ne fu totalmente affascinato, sentendo che quello era un momento davvero importante della sua vita, e che essa sarebbe quindi cambiata per sempre. Senza perdere altro tempo, egli chiese a Ramaswami come avrebbe potuto avvicinarsi a Krishnamacharya, dato che voleva essere perfettamente sicuro di essere da lui accettato come suo discepolo. Ramaswami gli consigliò di rivolgersi al figlio di Krishnamacharya, Desikachar, il quale a sua volta gli disse che, per cominciare, la cosa migliore era di frequentare le lezioni di Yoga asana da lui stesso tenute. Nonostante non fosse particolarmente interessato alla pratica degli asana, Mohan accettò di andare a lezione da Desikachar, ma non rinunciò neanche a una delle conferenze e lezioni pubbliche di Krishnamacharya. In questo modo, pian piano Mohan si rese credibile agli occhi di questo Maestro e, dopo due anni di presenza assidua alle sue conferenze, finalmente ebbe il coraggio di avvicinarsi a lui e di comunicargli il suo profondo interesse per lo studio delle Upanishad (le Upanishad, o Vedanta, sono testi esoterici che appartengono all’ultima fase della rivelazione vedica, e per i seguaci dell’Induismo esse contengono verità rivelate, chiamate in sanscrito sruti, riguardanti la natura della realtà massima, o brahman, e descrivono il carattere e la forma della salvezza umana, o moksha). Krishnamacharya lo studiò molto attentamente per qualche minuto, poi gli rispose con un laconico “vedremo…”. Passarono alcune settimane e, al termine di un’altra conferenza pubblica, Mohan lo interpellò di nuovo, ricordandogli la richiesta fattagli in precedenza. Fu solo allora che Krishnamacharya lo accettò come suo discepolo, ed è importante notare che fa parte del processo del trovare un guru (insegnante spirituale) anche il fatto di “essere degni” di lui. Un vero guru non accetterà mai un discepolo presso di sè a meno che non sia pienamente convinto della capacità di quella persona di intraprendere quel viaggio di studio e conoscenza. Da quel momento in poi, Mohan ebbe il privilegio di ricevere lezioni private quotidiane di filosofia da parte di Krishnamacharya.

Capitò poi che Desikachar dovette partire per un viaggio all’estero e, per evitare che Mohan interrompesse la pratica degli asana già iniziata, Krishnamacharya accettò di subentrare al figlio nel loro insegnamento. A questo punto, Mohan poteva cominciare uno studio approfondito dei vari aspetti dello Yoga, sotto la guida di Krishnamacharya e anche come collega di Desikachar. In seguito, Krishnamacharya avrebbe parlato di entrambi come di coloro che hanno ottenuto lo status di sathirthyas (cioè “coloro che hanno studiato sotto lo stesso guru”).

Qualche anno dopo, Mohan avrebbe lasciato il suo lavoro di ingegnere e si sarebbe dedicato a tempo pieno allo studio con Krishnamacharya e all’insegnamento dello Yoga.

Lo studio dei testi, la pratica, l’attività di insegnamento, ricerca e divulgazione

Dal 1971 ad oggi l’attività di Mohan è stata molto intensa. Essa comprende lo studio degli asana, del pranayama, di numerosi testi classici dello Yoga, dell’Ayurveda (lett.: “scienza della vita”: l’antico sistema della medicina indiana), della Terapia Yoga e del “canto vedico”. Quest’ultimo consiste in un’antichissima tradizione orale dell’India. I “Veda” sono una raccolta di inni riguardanti un’ampia gamma di argomenti che furono “uditi” da alcuni saggi migliaia di anni fa, durante la pratica di una meditazione profonda; per molto tempo, questi inni poterono essere “salmodiati” soltanto da pochi “eletti”. Krishnamacharya fu il primo a rendere il “canto vedico” accessibile a tutti coloro i quali fossero interessati ad apprendere e conservare questa tradizione. Mohan si è dedicato alla ricerca relativa all’utilizzo della recitazione dei mantra vedici in terapia, come anche dell’astrologia vedica e dell’approccio ayurvedico ai disturbi mentali. Egli si è anche dedicato allo studio del teatro indiano (in particolare riguardo alle emozioni e alla loro relazione con il benessere mentale), il tutto in linea con le antiche metodologie di trattamento di problematiche che sono tuttora presenti nella società contemporanea.

Nel 1976, seguendo l’iniziativa di Desikachar, Mohan contribuì alla fondazione del “Krishnamacharya Yoga Mandiram” a Chennai, di cui è stato segretario onorario fino al 1989, anno della morte di Krishnamacharya. Scopo della creazione del “Mandiram” era quello di conservare e diffondere l’eredità spirituale e gli insegnamenti del Maestro.

Nel 1988, Mohan organizzò i festeggiamenti per i cento anni di vita del Maestro, a cui furono invitati altri grandi insegnanti contemporanei che erano stati discepoli di Krishnamacharya come, ad esempio, Indra Devi.

Mohan ha anche tradotto lo Yoga Yajnavalkya, un trattato classico, tradizionalmente attribuito al saggio Yajnavalkya, considerato da Krishnamacharya uno dei più importanti testi sullo Yoga, e da lui stesso menzionato nell’introduzione al suo libro Yoga Makaranda (I Segreti dello Yoga), scritto nel 1934. Parallelamente all’attività di insegnamento, Mohan ha curato la preparazione di vari manuali di formazione allo Yoga, riguardanti il benessere, la terapia, e la filosofia. Nel 1993, insieme alla moglie, ha scritto il libro intitolato Yoga for Body, Breath, and Mind – A Guide to Personal Reintegration (Lo Yoga per il Corpo, il Respiro e la Mente – Una Guida per la Reintegrazione Personale). Esso combina i tre elementi fondamentali di una pratica completa dello Yoga (asana, pranayama, e meditazione) e spiega sia i concetti filosofici essenziali che il punto di vista dello Yoga riguardo alla salute e alla guarigione. Il testo sottolinea anche che, spesso, il fatto di sentirci stressati o pensare che la vita sia uscita dal nostro controllo, non dipende dagli eventi della vita in quanto tali ma, piuttosto, dallo stato della nostra mente, che è caotico e frammentato. Quando, al contrario, ci troviamo in uno stato di “integrazione personale”, ci sentiamo sereni ed equilibrati, capaci di vedere le persone e gli eventi della vita come sono realmente, e in tale stato possiamo decidere e agire con una mente pronta e lucida. Il libro offre al lettore un programma di Yoga che aiuta a ottenere e coltivare questo stato di equilibrio e “reintegrazione”, come insegnato da Krishnamacharya.

Nel 2004, è stato pubblicato il libro intitolato Yoga Therapy: A Guide to the Therapeutic Use of Yoga and Ayurveda for Health and Fitness (Terapia Yoga: Una Guida all’Uso Terapeutico dello Yoga e dell’Ayurveda per la Salute e la Buona Forma Fisica), scritto da Mohan con la moglie e i due figli. In quest’opera, gli Autori prescrivono posizioni, tecniche respiratorie, e basilari principi ayurvedici per risolvere un’ampia varietà di comuni problemi di salute; spiegano in dettaglio come assumere, mantenere e portare a termine determinati asana, come respirare durante la pratica per ottenere risultati specifici, e come personalizzare la pratica sulla base delle esigenze di chi si ha di fronte.

Nel 2010, Mohan ha reso un omaggio personale alla memoria di Krishnamacharya con il libro Krishnamacharya: His Life and Teachings (Krishnamacharya: la Vita e gli Insegnamenti), scritto insieme al figlio Ganesh. Nel libro, Mohan si basa sui propri ricordi, i diari e i materiali registrati del Maestro, presentando un ritratto affascinante di questo grande studioso, padre dello Yoga moderno e fine conoscitore dell’Ayurveda.

A.G. Mohan e la moglie Indra

A.G. Mohan e la moglie Indra

“Stare nella propria dimora”: il Centro “Svastha Yoga & Ayurveda”

A Chennai, Mohan e sua moglie Indra hanno fondato insieme il Centro “Svastha Yoga & Ayurveda”.

Essi offrono i loro insegnamenti sotto questo nome, dove la parola sanscrita svastha letteralmente significa “stare nella propria dimora” e si riferisce ad uno stato di completa salute ed equilibrio che si può ottenere tramite un approccio integrato che usa lo Yoga e l’Ayurveda.

I loro due figli collaborano a questa attività, non solo a Chennai ma anche in altre parti del mondo.

Il sito internet di “Svastha Yoga & Ayurveda” (www.svastha.net) è molto utile a chi intende approfondire la conoscenza di varie tematiche. Alcune di esse sono presentate da Mohan per mezzo di video in lingua inglese.

Scritto da
Agnese ha cominciato a praticare lo yoga a Zagabria nel 2006. Poco tempo dopo, interessata ad approfondire ulteriormente la conoscenza di questa disciplina, si è iscritta ad un corso di formazione degli insegnanti organizzato nella stessa città presso la “Gaia Yoga School” diretta da Marco e Sandra Bianco. Ha poi continuato a studiare con altri maestri di Ashtanga Yoga, tra cui alcuni ex-allievi di Pattabhi Jois, in varie parti del mondo. Da tutti loro, Agnese continua a trarre ispirazione per la pratica personale e l’insegnamento dello yoga durante il tempo libero dagli impegni dl lavoro come consulente per i diritti umani nei Balcani.

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